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Yellen frena Trump: le riforme hanno reso la finanza più sicura, attenti a cambiare

È una difesa dell’architettura regolamentare del sistema finanziario americano varata successivamente alla crisi quella contenuta nel discorso pronunciato da Janet Yellen nel corso del summit dei banchieri centrali di Jackson Hole in Wyoming. Ed al contempo è un monito a non sottovalutare le derive verso la deregolamentazione spinta da parte del presidente Donald Trump, perché il rischio di un nuovo 2008 non è scongiurato a priori.

«Non possiamo essere sicuri che non ci saranno nuove crisi», avverte la presidente della Federal Reserve, ma se «teniamo ben presente i danni che l’ultima ha creato e agiamo di conseguenza, possiamo sperare che il sistema finanziario e l’economia potranno far fronte a nuove crisi e recupereranno più velocemente».

Yellen difende a spada tratta la riforma di Wall Street approvata dopo lo tsunami finanziario e mette in guardia sull’ipotesi di allentare le misure adottate con le riforme successive al 2008. Questo il messaggio principale dell’intervento della numero uno della Fed nel corso del Economic policy symposium”, il vertice organizzato dal distretto di Kansas City della Federal Reserve e che quest’anno si concentra sul tema “Fostering a Dynamic Global Economy”, ovvero promuovere una ripresa dinamica globale.

Nessun messaggio da parte di Yellen tuttavia sulle condizioni economiche generali del Paese o sui nodi relativi alla politica monetaria di Washington. Ed in particolare sulla riduzione del bilancio della Fed (oberato di titoli stato) e sul rialzo dei tassi il terreno diventa scivoloso per il capo della Fed, terreno quest’ultimo piuttosto scivoloso. La presidente si limita a dire piuttosto che «sostanziali progressi» sono stati compiuti nel centrare il doppio mandato della Fed della massima occupazione e della stabilità dei prezzi. Su un aspetto Janet Yellen vuole essere chiara ovvero sui progressi compiuti sul fronte della stabilità del sistema finanziario, e questo, ancora una volta, grazie alle riforme avviate dall’amministrazione di Barack Obama. Misure che «hanno aumentato la resistenza del sistema: le banche sono più sicure».

Nel dettaglio, la numero uno di Constitution Avenue spiega che «la capacità dei grandi istituti di assorbire le perdite è maggiore». Lo dimostrano i risultati finiti dagli stress test annuali, ovvero gli esami sulla solidità delle banche in termini di dotazione di capitale e resistenza a scenari di turbativa esterna e interna. «Si è ravvisato un miglioramento delle posizioni di capitale e dei processi di gestione del rischio», sottolinea Yellen. L’accesso a prestiti e finanziamenti inoltre è divenuto più ampio anche per le piccole aziende avverte Yellen, purché abbiano una certa solidità nella propria storia creditizia. Ovvero quelle società che meno delle altre avevano beneficiato della ripresa successiva alla crisi del 2008. Sebbene non siano giunte ai mercati indicazioni sulle prossime mosse di politica monetario, in particolare sul prossimo rialzo del Fed Fund, previsto tra settembre e dicembre, Wall Street sta reagendo con cautela in attesa di capire come gli investitori metabolizzeranno le parole di Yellen.

La deregulation piace alla finanza e inoltre l’affondo della presidente (così è stato interpretato dagli analisti) potrebbe essere visto come un momento di conflitto tra politica a politica monetaria. Specie perché sul capo di Yellen pende la spada di Damocle del rinnovo del mandato alla guida della Fed insediata da Gary Cohn, il superconsigliere economico di Trump da cui dipendono equilibri tra Wall Street e Casa Bianca.

 

di FRANCESCO SEMPRINI E JACKSON HOLE (WYOMING)

Fonte La Stampa

Roma, 26 agosto 2017

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