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Via D’Amelio, gli errori e i pupari. Quei riti sterili dell’antimafia

Il rito si ripete, anche di fronte al dolore dei figli di Paolo Borsellino. E rischia di essere sterile, come sempre. Prima si è mossa la Commissione parlamentare antimafia e ora tocca al Consiglio superiore della magistratura che, si apprende, ha aperto un fascicolo sui magistrati che maneggiarono le dichiarazioni fasulle di Vincenzo Scarantino, l’improbabile picciotto della Guadagna che si autoaccusò di avere partecipato ai preparativi della strage di via D’Amelio. Bugie, solo bugie, su cui sono stati costruiti processi inutili e dannosi.

Audizioni, contro audizioni, verbali, annessi e connessi. I tempi dell’indagine tutta interna alla magistratura non si preannunciano brevi, visto che il Csm ha già fatto sapere che prima di muoversi si dovrà aspettare che a Caltanissetta vengano depositate le motivazioni del Borsellino quater. E cioè del processo che ha sbugiardato ancora una volta Scarantino e gli altri pentiti. L’organismo di autogoverno delle toghe si muove, ma è l’obiettivo che non si comprende. Fiammetta, Lucia e Manfredi Borsellino hanno chiesto di accertare se nella condotta dei magistrati dei processi Borsellino I e II si siano verificate le “anomalie” che hanno prodotto i disastri processuali, allontanando la verità.

Il fascicolo è stato assegnato alla prima commissione competente su “rapporti, esposti, ricorsi e doglianze concernenti magistrati; procedure di cui all’articolo 2 di un regio decreto del 1946; richieste di tutela dell’indipendenza e del prestigio dei magistrati”. L’elenco delle competenze già prefigura l’impalpabilità degli effetti. Venticinque anni dopo il massacro e dopo la celebrazione di una decina di processi dovrebbe essere il Csm a scovare le anomalie. Dovrebbe trovare eventuali responsabili dell’abbaglio collettivo della magistratura inquirente e giuidicante. C’è il rischio che prevalga il principio del tutti colpevoli, nessun colpevole. Ammesso che un colpevole ci sia. Bisogna tenere conto, infatti, dello sconquasso provocato dalla stagione delle stragi e della necessità di consegnare un colpevole all’opinione pubblica.

Il punto è che una parte della stessa magistratura, pur di non ammettere l’abbaglio, ha cercato di nasconderlo con le trame oscure manovrate da menti raffinatissime. Chi ha indotto Scarantino a mentire? Forse non lo sapremo mai. Di certo sappiamo, però, che la domanda non sarebbe neppure all’ordine del giorno se le bugie di Scarantino fossero state smascherate in tempo. Che si trattasse di un improbabile testimone lo dicevano in tanti: altri pentiti, avvocati e persino magistrati. Niente, non ci fu verso di frenare il treno della giustizia lanciato verso il deragliamento. I processi sbagliati hanno lasciato in eredità le macerie, ma anche il ritornello delle menti raffinatissime che hanno depistato. Ecco, se depistatore ci fu bisogna ammettere che aveva previsto di potersi fare beffa di magistrati e poliziotti.

Che assist per il Csm, da cui non è escluso attendersi un giorno, chissà quanto lontano, la più confortevole delle conclusioni: le menti erano raffinatissime. Magari la notizia sarà resa nota il 19 luglio, mentre si prepara il palco per le commemorazioni.

Anche Fiammetta Borsellino, chiedendo di fare luce sul lavoro della Procura di Caltanissetta, allora formata da Giovanni Tinebra, Carmelo Petralia, Annamaria Palma e Antonino Di Matteo, ha parlato di qualcuno che “sta ben nascosto nell’ombra” e a cui giova “il comportamento di una parte del mondo giornalistico che ha voluto semplificare il senso delle mie denunce riducendo tutto a un alterco fra me e il dottore Di Matteo”. Non importa sottolineare che i cronisti si siano limitati ad annotare le dichiarazioni di Fiammetta Borsellino e di Antonino Di Matteo, rese in tivù e alla Commissione antimafia. Si spera che davvero il Csm raggiunga l’obiettivo, che consegni alla storia il puparo che ha mosso tutti e tutti. Finalmente lo si potrà mettere a confronto con chi ha perso l’occasione per smascherarlo venticinque anni fa, alimentando la stagione dei sospetti e allontanando “la verità, nient’altro che la verità” che tutti, innanzitutto i Borsellino, hanno diritto di conoscere.

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Fonte Live Sicilia

Palermo, 29 settembre 2017

 

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