Tutte le fake news di Marcello Foa

La Vigilanza deve decidere se il giornalista sarà il nuovo presidente della Rai. Può assumere questo compito chi ha spacciato per vere notizie rivelatesi bufale senza averle verificate? Riassunto con fact checking.

Marcello Foa rimane in bilico per la presidenza della Rai. Oggi è arrivato il via libera a maggioranza del Consiglio di amministrazione (4 favorevoli, Rita Borioni, consigliera di area Pd, contraria e Riccardo Laganà, consigliere eletto dai dipendenti di Viale Mazzini, astenuto). Ma lo “scontro finale” si svolgerà nella riunione della Commissione di Vigilanza convocata domani, mercoledì 1 agosto. La legge prevede infatti che la nomina diventi efficace solo dopo aver ottenuto il voto dei due terzi dei componenti della Commissione. E i parlamentari di Forza Italia non dovrebbero partecipare alla riunione. Dopotutto molte sono state le polemiche sul nome di Foa preso di mira per aver criticato aspramente (fino a provare “disgusto”) l’opera del presidente Mattarella e per le sue posizioni euroscettiche e sovraniste. Ma sono motivi sufficienti per essere ritenuto inadeguato a ricoprire la carica? Probabilmente no.

Pur se la nomina di un convinto euroscettico a capo della più grande impresa culturale d’Italia può essere letta con sospetto da chi non si fida delle intenzioni del nuovo governo sulla moneta unica – per uscire dall’euro, dicono, non basta la decisione di una notte ma serve una lenta e progressiva “propaganda” – non è per questo che la nomina di Marcello Foa appare inadeguata. Il presidente della Rai, seconda la legge, può assumere deleghe di rappresentanza nelle aree delle “relazioni esterne e istituzionali”. Rappresenta dunque la Rai, la sua professionalità, ne è il simbolo della sua credibilità. Può assumere questo compito chi ha spacciato per vere notizie rivelatesi bufale senza averle verificate? Non si tratta di casi isolati, Foa ha più volte pubblicato vere e proprie fake news, spesso senza correggersi. Eppure è autore di diversi saggi sulle fake news e sulle notizie a favore dei governi.

Gli esempi di errori e bufale rilanciate attraverso la rete sono numerosissimi, scovati da siti di debunking come Butac e il blog di David Puente. È sufficiente una breve ricerca per ritrovarle, assieme alle smentite pubblicate dai fact-checker: eccone una rassegna.

Attenzione: stanno tentando di rovesciare Trump!” Così titolava Foa in un suo post nel dicembre 2016, dopo l’elezione del nuovo presidente americano. La fonte? Paul Craig Roberts, definito “uno dei migliori commentatori americani”, un giornalista politico secondo cui – per capirci – l’attacco alle Torri Gemelle e l’attentato a Charlie Hebdo sarebbero messe in scena dei governi. Foa sosteneva che fosse in atto un complotto delle “élite globaliste” per convincere i grandi elettori americani a non rispettare il volere popolare e a non confermare l’elezione di Trump. Allarmismo inutile: nessuno l’ha mai seriamente presa in considerazione, complottismo puro.

Sempre sul fronte americano il candidato presidente Rai ha sostenuto che Trump avesse dato ordine al Pentagono di richiamare 150mila riservisti dell’esercito e che per questo la pace nel mondo fosse a rischio come non lo era stata da diversi decenni. “Centocinquantamila riservisti: per fare cosa? Un attacco in grande stile alla Siria? Colpire prima Damasco e poi Teheran? O l’obiettivo è la Corea del Nord?” Del caso non si è più saputo nulla, né la Terza Guerra Mondiale è scoppiata. Chi ha indagato ha scoperto che in realtà si trattava di una notizia fabbricata da Mike Cernovich, che le biografie online descrivono scrittore e teorico dei complotti e nazionalista americano della nuova destra. È tra l’altro uno degli autori della teoria del Pizza Gate, secondo la quale il Partito Democratico americano avrebbe organizzato una rete di pedofilia all’interno di una pizzeria a Washington D.C.: la notizia è girata tanto che un uomo è entrato nel locale con un fucile alla ricerca delle prove, per poi essere arrestato.

L’articolo è stato poi cancellato, lo screenshot è stato pubblicato da Butac

 

Altro caso: su Twitter Foa ha condiviso un articolo secondo cui Hillary Clinton, allora candidata alla presidenza Usa, avrebbe partecipato a cene sataniche assieme a un’artista famosa per utilizzare per le proprie opere una “vernice composta da sangue di maiale, sperma, urina e latte di donna”. L’articolo è firmato da Maurizio Blondet, ex inviato per il Giornale e Avvenire, sostenitore della tesi secondo la quale l’attacco dell’11 settembre sarebbe un’autoaggressione degli Usa e che Macron sia omosessuale e pedofilo. Il sito di fact-checking Snopes tuttavia ha chiarito che Clinton non ha mai partecipato alla cena, né è mai stata invitata, e che non vi è mai stata una cena satanica.

Ma esistono anche casi più recenti. Come ha riportato il medico Roberto Burioni, a dicembre 2017 Foa viene ritratto in un video in cui spiega come “iniettare 12 vaccini in un arco di tempo molto stretto, nel corpo di un bambino, provochi uno shock molto forte” e che quando lui era bambino non c’era il vaccino contro la rosolia e neanche contro il morbillo, che non era una malattia così terrorizzante come lo è oggi (da gennaio sono stati 2029 i casi di morbillo, e 4 i decessi). Nell’intervista sembra far intendere inoltre che molti studi scientifici che dimostrano gli effetti positivi dei vaccini sarebbero frutto di corruzione da parte delle case farmaceutiche. Non riporta tuttavia prove concrete.

Lo scorso novembre aveva invece scritto che il Partito Democratico stava sostenendo il disegno di legge sullo Ius Soli per una ragione inconfessabile: compiacere lo speculatore e filantropo George Soros, nonostante l’avversione di gran parte dei cittadini italiani. Con quali prove? Foa sostiene di non avere “risposte certe, solo ragionevoli sospetti”. Sempre a proposito di migranti, come riportato da David Allegranti Foa è un retwittatore seriale di Francesca Totolo, sedicente ricercatrice indipendente, molto critica sulle Ong, autrice della bufala dello smalto sulle dita di Josefa, la donna salvata nel Mediterraneo da Open Arms.

Pochi giorni fa, a proposito di Siria e attacchi chimici Marcello Foa ha contestato la stampa mainstream, colpevole di non aver dato risalto alla notizia per cui non vi sarebbero prove sull’attacco chimico al nervino a Douma il 7 aprile scorso per mano di Assad. La fonte è direttamente l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac). Perché la notizia è rimasta sottotraccia? La ragione è semplice e basta leggere il reportdell’organizzazione internazionale per accorgersene: il rapporto è solo provvisorio e se è vero che le prime analisi non hanno rilevato presenza di nervino, sono però state trovate tracce di cloro, un’altra arma chimica, seppur meno pericolosa. Questo elemento non trova spazio nel post di Foa, che tuttavia riporta un link che lo contiene.

Come ha riportato Giulio Cavalli, Foa ha retwittato anche un’informazione fasulla su Pamela Mastropietro, la ragazza morta il 30 gennaio a Macerata. Si tratta di un tweet di Alessandro Meluzzi, psichiatra e sedicente criminologo, che Foa rilancia il 25 aprile, secondo il quale la ragazza sarebbe stata mangiata per cannibalismo e un rito voodoo dagli attentatori nigeriani. Meluzzi in un’intervista ha sostenuto che dal cadavere mancano il collo, gli organi genitali e sembrerebbe anche il cuore. Due giorni dopo arriva però la smentita ufficiale: il procuratore di Macerata sostiene che “è destituita di ogni fondamento la notizia relativa all’assenza di significative parti del corpo di Pamela Mastropietro”.

Roma, 2 agosto 2018

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