Una targa all”Asinara per ricordare il “soggiorno forzato” di Falcone e Borsellino

La celebre foto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino scattata da Toni Gentile

Era d’Agosto, sette anni prima della strage di Capaci e di Via D’Amelio, quando per “motivi di sicurezza”, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due magistrati in prima linea nel contrasto a Cosa Nostra, vengono trasferiti con urgenza nel penitenziario dell’Asinara*.

Ma cosa stava accadendo?

Il 28 luglio del 1985 era stato assassinato sul molo di Porticello il Commissario Beppe Montana e il 6 agosto dello stesso anno, venivano uccisi a colpi di kalshnikov  il Vice Questore Ninni Cassarà e l’Agente Roberto Antiochia, tutti poliziotti che indagavano per conto del pool. Ore, drammatiche, accompagnate per di più, da una fonte riservata che aveva annunciato un attentato, prima contro Borsellino e poi contro Falcone, al consigliere istruttore Antonino Caponnetto, un’informazione arrivata a quanto pare dal carcere  dell’Ucciardone in una delle estati più drammatiche per il nostro paese. Intanto in una località tenuta nascosta ai magistrati, già  pronti, uomini e mezzi della Polizia Penitenziaria comandati a garantire l’integrità fisica dei due giudici e delle famiglie, nonché la sicurezza dell’intera isola con pattugliamenti lungo la costa  dei  mezzi navali del Corpo.

Targa Giovanni Falcone: foresteria ex carcere dell'Asinara

Scortati sull’isola del Diavolo ( così veniva chiamata l’isola dell’Asinara), Franco Massidda, l’allora direttore della struttura detentiva accoglieva i due migliori uomini dello Stato, fornendo l’oro il supporto logistico necessario.

Quell’iniziale senso di abbandono si interruppe nei giorni successivi con l’arrivo di un elicottero da cui gli agenti scaricano centinaia di faldoni così tanto attesi e, in uno  dei locali della Foresteria, struttura  che era stata predisposta su ordine del Direttore a loro ricevimento, era stato riprodotto il bunker dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo.

Proseguiva così l’offensiva decisiva contro la mafia e dalla nuova postazione, un milione di pagine vennero inviate alla cancelleria del Palazzo di Giustizia. E’ l’inizio del vero atto d’accusa contro Cosa Nostra; è l’avvio del maxi processo che terminerà nel dicembre del 1987 con 19 ergastoli e pene per 2665 anni di carcere.

A 25 anni dalla ricorrenza delle stragi, una targa sulla facciata dell’ex foresteria della struttura penitenziaria, a Cala d’Oliva, ricorda quell’impresa storica che mandò alla sbarra 475 imputati accusati di reati di associazione mafiosa (416 bis).

Il carcere dell’Asinara è stato un penitenziario attivo nell’isola sarda, facente parte del comune di Porto Torres, in Provincia di Sassari. È stato dismesso nel 1998 e, nel 2002, l’intera isola è stata dichiarata Parco nazionale dell’Asinara. Detta anche isola del Diavolo, molti detenuti mafiosi sottoposti al regime del carcere duro (secondo l’articolo 41-bis della legge del 26 luglio 1975, n. 354) sono stati reclusi in questo carcere nel periodo compreso tra il 2 settembre del 1992 sino al 1995.

Tra i reclusi vi fu anche Totò Riina. A cavallo degli anni ottanta e novanta vi è stato recluso anche il capo della nuova camorra organizzata Raffaele Cutolo.  Ebbene,  concludendo, la storia narra di una  foto in bianco e nero di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sorridenti che all’indomani era stata posizionata all’ingresso del corpo di guardia del supercarcere di Fornelli.

E i boss mafiosi, quando passavano, abbassavano lo sguardo per non vederla.

Una foto simbolo per ricordare che Falcone e Borsellino erano stati all’Asinara meno di un mese – nell’estate del 1985 – sette anni prima delle stragi per lavorare in sicurezza alla requisitoria del maxiprocesso contro i capi di Cosa Nostra.

 

Vice Ispettore Andrea SCIARRINI

In servizio presso la C.C. di San Vittore Milano e attualmente impiegato in missione G.O.M.

 

Roma, 28 giugno 2017

LASCIA UN COMMENTO