Seminfermo di mente e pericoloso omicida fuge da REMS: è il terzo caso in poche settimane

Aveva subito condanne definitive ad oltre vent’anni: per il tentato omicidio d’una fidanzata, lanciata dalla finestra nel 1998; per la doppia sparatoria del 2006 con cui prima gambizzò due ultrà nella sede d’un club, e poi rischiò di uccidere gli sconosciuti passeggeri di un’auto che lo aveva sorpassato, contro la quale fece fuoco poiché infastidito. E però Pietro Bottino detto “lo squalo”, 46 anni, in passato leader della tifoseria genoana morto l’altro ieri in un incidente stradale sull’A26, stava scontando l’ultima parte della pena in una struttura a Genova Pra’ priva di polizia: domenica mattina è scappato scavalcando la recinzione e utilizzando una moto che qualcuno gli aveva procurato.

Bottino aveva il profilo tipico di chi in Italia, dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, viene ospitato nelle Rems, residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza: pregiudicato per reati gravissimi, ritenuto «socialmente pericoloso» ma seminfermo di mente, quindi con una parte di pena da espiare in strutture alternative e finalizzate al recupero (negli stessi luoghi si possono trovare autori di crimini violenti prosciolti per vizio totale). Il suo allontanamento è il terzo in pochi mesi dal centro dove sono stati trasferiti in 20 provenienti da vari opg del Paese (le Rems, di piccole dimensioni e organizzate come presidi sanitari dove opera solo personale medico, sono in tutto 30, accolgono 539 persone e in Liguria esiste soltanto quella di Pra’).

L’ultimo caso ha rinfocolato le polemiche, sebbene occorra una premessa: gli ospedali psichiatrici giudiziari erano un’autentica vergogna, definiti dal Consiglio d’Europa «luoghi di tortura», con i malati mentali sovente legati e segregati. Il loro superamento rappresenta in primis una doverosa svolta di civiltà, ma è stato frettoloso ed ecco porsi la questione sicurezza: è possibile ospitare una persona che ha compiuto azioni crudeli ed è definita dai giudici «pericolosa», in un luogo che può lasciare con tanta nonchalance? Per Vittorio Ranieri Miniati, procuratore aggiunto a Genova, «la legge allo stato è questa: chiusi gli opg, personaggi pericolosi ma con problemi psichici devono scontare almeno una parte della condanna in strutture non presidiate da forze dell’ordine».

All’interno lavorano medici e assistenti Asl, perciò sul punto interviene l’assessore regionale alla Salute e alla Sicurezza Sonia Viale (Lega Nord): «Un recente sopralluogo del commissario unico per il superamento degli opg Franco Corleone aveva definito l’edificio di Pra’ in linea con gli standard di sicurezza previsti dal ministero. Invierò la relazione sull’ultima vicenda al ministro della Giustizia Andrea Orlando, perché credo che la situazione Rems vada ricalibrata». Il Secolo XIX ha quindi interpellato Corleone: «La residenza di Pra’ ha un allarme che si attiva non appena viene superata la recinzione, e a quel punto dovrebbero intervenire gli agenti. Credo che l’implementazione delle Rems stia andando sostanzialmente bene, ma occorre più rigore nelle perizie psichiatriche che definiscono “seminfermi” e consentono a pregiudicati pericolosi di evitare il carcere. A volte è definito tale, e gode così di custodia attenuata, chi è poi in grado di compiere azioni preparate come l’ultima di Genova. Tutt’altro che incapace, e in frangenti del genere sarebbe necessario proseguire con il carcere».

ilsecoloxix.it

Roma, 27 aprile 2017

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