SCONTRO ITALIA FRANCIA – MACRON RINCARA LE ACCUSE ALL’ITALIA: «PROVOCATORI»

«Scusarmi io? Mai» Macron gela Salvini e Conte.

Doveva essere una passerella e lo è stata. Il ministro Salvini non si è presentato di fronte al Senato per spiegare e giustificare l’operazione Aquarius ma per rivendicarla e incassarne i dividendi in termini di propaganda e consenso. Ci è riuscito in pieno. La strada del resto la aveva spianata l’Eliseo, con quella improvvida sortita contro l’Italia «cinica e irresponsabile» che pareva studiata apposta per invocare il contropiede.

La replica era sin troppo facile, affidata alle cifre che in effetti parlano da sole. Salvini ha rinfacciato a Macron 10249 respingimenti alle frontiere nell’arco di soli cinque mesi. Ha ricordato che nel 2015 la Francia si era impegnata ad accogliere circa 9600 richiedenti asilo. Per ora ne ha fatti entrare poco più di 600. Quando gli altri 9mila? Anche con la Spagna il ministro italiano ha avuto gioco facile. Ha ringraziato Sanchez per la generosità dimostrata, poi però ha sottolineato che il Paese iberico dà riparo a 16mila richiedenti asilo, mentre in Italia sono 170mila. Ovvia la conclusione comiziante: «Sanchez avrà modo di dimostrare la generosità della Spagna spesso nei prossimi mesi».

L’improvvida levata di scudi francese, e in parte anche spagnola, ha permesso a Salvini di mantenere in secondo piano le violazioni del diritto internazionale che la chiusura dei porti per l’Aquarius ha comportato. Il ministro leghista ha infatti sottolineato, nella meticolosa ricostruzione dei fatti approntata dagli uffici del Viminale, la responsabilità di Malta e gli sforzi dell’Italia per garantire comunque assistenza sanitaria ai profughi dell’Aquarius, inclusa la proposta avanzata due volte e rimasta senza risposta di accogliere subito le donne incinte e i bambini. Ma sul fatto che il diritto internazionale sia stato effettivamente violato Salvini ha glissato completamente.

Sarebbe però probabilmente sbagliato vedere nel gesto clamoroso da ‘ uomo forte’ del ministro solo una facile mossa propagandistica, la dimostrazione che la Lega «fa quello che dice».

E’ al contrario evidente che il leader della Lega pensa di poter giocare una partita ben più ambiziosa a livello europeo. Può farlo, in realtà, perché più che da ministro Salvini si comporta da premier e regista dell’intera politica di governo in materia di immigrazione. E’ stato lui il primo a ‘ suggerire’ nemmeno troppo fra le righe a Conte di far saltare l’incontro di venerdì con Macron in mancanza di scuse ufficiali da parte del presidente francese, e identica spinta, appena velata, è poi arrivata dal ministro delle Infrastrutture Toninelli. Cosa farà Conte è ancora incerto, anche se ieri pomeriggio le classiche «voci» da palazzo Chigi dicevano di attendersi un segnale da Parigi e il ministro dell’Economia Tria ha rinviato l’incontro con l’omologo francese Le Maire. Una mossa che anticipa di fatto il rifiuto di Conte di partecipare al vertice senza le ‘ scuse ufficiali’ dell’Eliseo. Scuse peraltro mai richieste ufficialmente, precisa l’Eliseo. Ma Macron aveva altro in serbo. Il presidente francese ha rispedito al mittente la richiesta di scuse: «Non posso dareragione a chi provoca, avete visto di chi parliamo?», ha aggiunto poi riferito

al nuovo governo.

Il ministro Moavero, poi, ha convocato ieri alla Farnesina l’ambasciatore francese, che si è fatto sostituire dal suo numero due perché impegnato. Un gesto in parte obbligato dopo le pesantissime dichiarazioni francesi di martedì ma anche un modo per moltiplicare la risonanza continentale dell’incidente diplomatico. Il vero successo di Salvini, infatti, non è il ritorno positivo quanto a consensi interni e neppure l’aver posto la questione dell’Italia, penalizzata più di ogni altro dal Trattato di Dublino, in testa all’agenda europea. E’ invece l’aver spaccato l’Europa avviando un vero e proprio ridisegno delle alleanze politiche tra i Paesi dell’Unione.

Alla durezza degli attacchi francese e spagnolo ha corrisposto infatti una reazione opposta da parte della Germania, il cui vicepremier concorda con il collega italiano sulla necessità di «difendere» le frontiere dell’Italia e dell’Europa, in questo caso coincidenti, e dell’Austria il cui ministro degli Esteri Klickl è entusiasta della mossa italiana, tanto che i due hanno già in agenda un incontro per il 20 giugno. Senza contare ovviamente i Paesi di Visegrad che sono da sempre gli alleati privilegiati della Lega.

Salvini insomma non mira affatto a modificare il Trattato di Dublino, eterna ed eternamente delusa richiesta italiana, anche perché se puntasse su quella carta finirebbe obbligatoriamente per scontrarsi proprio con l’Ungheria e Visegrad. ma a sovvertire per intero la politica europea in materia d’immigrazione. «Per ora c’è un accordo a tre tra noi, la Germania e l’Austria, ma spero di poterlo allargare a tutta l’Unione», gongola il primo ministro travestito da ministro degli Interni. Sa che la posta in gioco è la sopravvivenza della Ue, come ha ammesso apertamente la Merkel martedì scorso e intende sfruttarla congiuntura favorevole fino in fondo.

DI PAOLO DELGADO

FONTE IL DUBBIO

ROMA, 14 GIUGNO 2018

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