Salvini «avverte» Berlusconi: meglio il voto che il governo di tregua

Il no di Forza Italia a un appoggio esterno a un esecutivo Lega—M5S.

«Nessun governo che divida il centrodestra, nessun appoggio esterno a un esecutivo con il Movimento Cinque Stelle», dice Silvio Berlusconi a Matteo Salvini. «Forza Italia però potrebbe avere la guida di una commissione che rifaccia la legge elettorale, sarebbe garantita in questo modo», è il tentativo estremo del leader della Lega, che a notte fonda è ancora a Palazzo Grazioli e cerca comunque una via d’uscita, valutando come positivo il passo indietro fatto da Luigi Di Maio. Un tira e molla cui partecipano anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, insieme al leghista Giancarlo Giorgetti. Si discute delle ultime ipotesi sul tappeto: da un lato l’offerta dei 5Stelle alla Lega, un governo insieme che non sarebbe presieduto né da Salvini né da Di Maio, ma con esponenti di entrambi i partiti; dall’altro un governo di centrodestra guidato da un personaggio esterno ai partiti della coalizione che è arrivata prima il 4 marzo, che però dovrebbe trovare i voti mancanti in Parlamento.

Il summit

Due ipotesi diverse, di cui solo la seconda tutela l’unità del centrodestra. E la cui discussione si trascina fino alle ultime ore disponibili. Il summit del centrodestra ieri sera a Palazzo Grazioli — preceduto dal viaggio tra Milano e Roma che vede insieme Berlusconi e Salvini — non risolve i dubbi ma nemmeno fa segnare una rottura nel centrodestra. Però nessuno esclude che una rottura possa arrivare nelle prossime ore.

La crisi

Se si chiede a Salvini se il centrodestra è unito, la risposta è vagamente ironica: «c’è discussione …». Poi riprende, «noi stiamo ragionando per la migliore soluzione possibile, mettendo da parte interessi personali e della stessa Lega». E aggiunge che «Berlusconi ha giurato che non sarebbe mai andato con il Pd e Renzi o avrebbe fatto un Monti-bis». Ma il faccia a faccia non si conclude positivamente e la Lega si prende «una notte di riflessione».

No al governo di tregua

Il no convinto di Matteo Salvini al «governo di tregua» matura ben prima del suo ingresso a Palazzo Grazioli. Chi parla con il segretario prima dell’arrivo a Palazzo Grazioli lo descrive come «molto concentrato e molto determinato». Perché per lui, in fondo, agli oltre 60 giorni della crisi è rimasta soltanto un’alternativa: o Silvio Berlusconi accetta un suo ruolo defilato nel governo da costruire con i 5 stelle, oppure non esistono alternative a elezioni rapide: la famosa «equazione Giorgetti» dice che senza Lega e senza i 5 Stelle è impossibile formare una vera maggioranza.

Le urne

Anche per questo, prima ancora che il vertice inizi, alcuni leghisti si dicono convinti che «se Berlusconi non farà un passo indietro, farà un passo verso il burrone». E cioè, le elezioni anticipate, per cui Forza Italia al momento «è lontana dall’essere pronta». In ogni caso, nel pomeriggio Mariastella Gelmini si incarica del fuoco di sbarramento alla proposta Di Maio, che definisce un «goffo e reiterato tentativo di dividere il centrodestra».

La coalizione

Non che Salvini punti a minare la coalizione. Anzi, spiega un fedelissimo, «a far saltare l’alleanza sarebbe lo stesso Berlusconi con il suo sostegno a un governo che, semplicemente, sarebbe un governo con il Partito democratico». Di più: «l’esecutivo Mattarella-Letta-Verdini» — così lo chiamano i leghisti — avrebbe «lo scopo di fregare la Lega: prendere tempo per costruire un’alternativa pseudo moderata alla guida di Salvini». Che è poi quello che ripetono gli stellati al segretario leghista: «Se li lasci fare, non illuderti che in prospettiva prenderai i voti di Forza Italia».

Il dialogo

Il dialogo con Luigi Di Maio era ripreso giovedì scorso. Il capo del Movimento Cinque Stelle gli aveva anticipato la sua disponibilità al «passo indietro» sulla candidatura a premier e aveva tratteggiato il governo possibile. L’idea, in Lega, era piaciuta a tutti: «Sarebbe un governo incentrato sul Parlamento. Politico sì ma non troppo tinto di giallo e di verde e senza né Salvini né Di Maio». I due leader non farebbero infatti parte dell’esecutivo. Berlusconi ha detto di no, oggi Mattarella verificherà se la posizione è davvero condivisa anche da Salvini o se la Lega farà un passo definitivo verso un governo con i 5Stelle.

Roma, 7 maggio 2018

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