RITA BERNARDINI, DELLA PRESIDENZA DEL PARTITO RADICALE CRITICA IL NUOVO ORDINAMENTO PENITENZIARIO

«Sono digiuni della realtà delle carceri e hanno spolpato la riforma Giostra».

«L’unica attenuante che è possibile concedere agli estensori è che siano del tutto digiuni di quel che è la realtà penitenziaria italiana, dei 190 istituti sparsi sul territorio nazionale». Rita Bernardini, della presidenza del Partito Radicale, commenta così a Il Dubbio il nuovo decreto dell’ordinamento penitenziario riscritto dal governo legastellato. L’esponente radicale può sicuramente essere considerata una leader assoluta dell’azione nonviolenta di lunghi scioperi della fame per la riforma dell’ordinamento che migliaia di detenuti hanno atteso con speranza. Attesa dapprima vanificata dal governo precedente, non approvando il decreto principale, poi, con la riscrittura da parte di quell’attuale, trasformatasi in delusione.

A breve verrà probabilmente approvata definitivamente la riforma dell’ordinamento penitenziario, le soddisfa lo schema di decreto legislativo adottato dal Consiglio dei ministri?

Non chiamiamola “riforma”, per carità! Il governo penta- leghista ha preso la riforma Giostra ( già fortemente compromessa dalle modifiche delle commissioni giustizia di Camera e Senato), l’ha spolpata delle parti più significative e poi si è messo a spilluzzicare qua e là. Un disastro, insomma. Eppure il ministro della giustizia Alfonso Bonafede si ritiene soddisfatto, perché dice di aver garantito la “certezza della pena” e nel contempo ha valorizzato il rispetto della dignità dei detenuti. Questa storia della “certezza della pena” mi fa un po’ sorridere per come viene interpretata da Bonafede e Salvini. Per loro l’unica pena esistente è il carcere…, ignorano volutamente che l’art. 27 della nostra Costituzione parla di “pene” al plurale. “La certezza di un castigo, benché moderato, farà sempre una maggiore impressione che non il timore di un altro più terribile, unito colla speranza dell’impunità; perché i mali, anche minimi, quando sono certi, spaventano sempre gli animi umani… ”, questo affermava Cesare Beccaria nel capitolo riguardante la “dolcezza delle pene” nel suo capolavoro “Dei delitti e delle pene”. Certezza della pena, significa dunque un’alta probabi- lità di essere “beccato” – e punito – per il reato commesso: questo è ciò che si teme non tanto l’atrocità della sanzione prevista. Non per caso proprio dall’Europa viene una sollecitazione a tutti gli stati membri di privilegiare le misure e le pene alternative al carcere che è ovunque, anche laddove funziona meglio, una vera e propria fabbrica di recidive.

E la valorizzazione della dignità dei detenuti? Non ne vedo traccia nel Ddl licenziato dal governo. L’unica attenuante che è possibile concedere agli estensori è che siano del tutto digiuni di quel che è la realtà penitenziaria italiana, dei 190 istituti sparsi sul territorio nazionale. Come si può rispettare la dignità dei detenuti, solo per fare un esempio, togliendo dal Ddl qualsiasi riferimento al diritto all’affettività? Dicono che vogliono far rispettare il principio della territorialità della pena, ma non si trova traccia delle modalità di attuazione di un tale, sacrosanto, principio. Penso alla Sardegna, da anni, piena zeppa di deportati dal “continente”. Rispetto al sovraffollamento, che comporta inesorabilmente la violazione della dignità della persona ( vedi sentenza Torreggiani) la risposta che viene data è “costruiremo più carceri” il che dà la misura o dell’ingenuità o della malafede, perché ammesso e non concesso che ci fossero a disposizione i ( tanti) fondi necessari e che i tempi di realizzazione fossero ( cosa impossibile in Italia) rapidissimi, con quale personale aggiuntivo si intenderebbe farle funzionare, vista la carenza attuale sia del personale addetto alla sicurezza che di quello impiegato alla rieducazione? In alcune norme, come ha anche osservato il Garante nazionale, se in origine veniva indicato un dovere, adesso in alcuni passaggi viene introdotta una possibilità. È un dettaglio importante?

Ha ragione il Garante Mauro Palma. È un modo tutto italiano di legiferare: niente è cogente per lo Stato, tutto è perentorio e obbligatorio per il cittadino. Fatto sta chele carceri continuano ad essere il luogo in cui lo Stato italiano da decenni compie i suoi misfatti violando sistematicamentediritti umani fondamentali senza pagare pegno ( a proposito di certezza del diritto e della pena). Di uscire fuori da questostato di illegalità costituzionale,

purtroppo, non si vede traccia. Il Partito Radicale, come da tradizione, ha sempre intrapreso un dialogo con i governi passati. In particolar modo con l’ex guardasigilli Andrea Orlando per quanto riguarda la realizzazione della riforma. Proseguirete anche con quello attuale? Certo che dialogheremo anche con questo governo. Come Partito Radicale abbiamo già chiesto un incontro con il nuovo Capo del Dap Francesco Basentini e, dopo di lui, lo chiederemo anche al ministro Bonafede. Ci auguriamo che vogliano far tesoro dell’esperienza radical- pannelliana in termini di conoscenza del sistema penitenziario e dell’amministrazione della giustizia la quale, non da oggi, è paralizzata da milioni di procedimenti penali e civili pendenti che non trovano soluzione se non ad una distanza – irragionevole – di anni.

Questo governo ha una cultura politica diversa rispetto a quelli passati, soprattutto nell’ambito del sistema penitenziario e giudiziario. Lei davvero crede che si possano ottenere delle aperture in merito alle proposte radicali che, mi passi il termine, sono impopolari e quindi non gioverebbero ai sondaggi di gradimento degli italiani nei confronti del governo? Se sto ai fatti, non vedo tutta questa differenza tra il governo attuale e i precedenti: questo governo, alla stregua di quelli pas- sati, non ravvisa il degrado, l’imbarbarimento, l’erosione dei principi fondamentali dello Stato di diritto e della democrazia. Leggere domenica scorsa Eugenio Scalfari rimpiangere la democrazia che avremmo perso oggi con il governo attuale è sconfortante perché proviene da un uomo potente che di scenari degenerativi del sistema democratico è stato artefice e protagonista. La nostra opera, l’opera di un cittadino democratico, è far comprendere ai rappresentanti delle istituzioni che i Diritti Umani fondamentali scolpiti nella Dichiarazione Onu o nella Convenzione europea non è possibile metterli ai voti con la politica quotidiana del “pollice verso”, sono principi irrinunciabili che l’umanità ha conquistato nel corso dei millenni per fronteggiare le prepotenze dei poteri costituiti. Come Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito li abbiamo inseriti nel preambolo allo statuto esortando i cittadini alla disobbedienza nei confronti dei poteri che li violino o li riducano a “verbose dichiarazioni meramente ordinatorie”. Può anticiparci le prossime iniziative radicali nell’ambito penitenziario?

Siamo in piena campagna di raccolta firme su otto proposte di legge di iniziativa popolare “contro il regime”, diverse delle quali riguardano proprio la giustizia e le carceri. Occorre ricominciare dall’abc e il Partito Radicale ricomincia dalla “A come Amnistia” per concedere la quale ( e vale anche per l’indulto) chiediamo di ripristinare il vecchio testo costituzionale che prevedeva la maggioranza assoluta anziché il quorum dei 2/ 3 impossibile da ottenere. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, ha promesso di voler agevolare questi strumenti di partecipazione e noi vogliamo vederlo alla prova dei fatti, tanto più che il nuovo regolamento del Senato prevede l’obbligo della messa all’ordine del giorno dei disegni di legge promossi da 50.000 elettori. Oltre a questo, continueremo a monitorare le condizioni di vita in carcere denunciando i casi più eclatanti di violazione dei diritti. Confidiamo molto nelle giurisdizioni superiori, in particolare, Corte Costituzionale e Corte europea dei diritti umani, le uniche istituzioni che dimostrano di avere a cuore i diritti umani, anche degli ultimi.

DI DAMIANO ALIPRANDI

Fonte Il Dubbio

Roma, 14 luglio 2018

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