Quella tribuna elettorale di Davigo & co. finita tra gli sbadigli

AL “GRANDE EVENTO” MILANESE DELLA CAMPAGNA PER IL NUOVO CONSIGLIO SUPERIORE, IL LEADER DI “AUTONOMIA & INDIPENDENZA” E GLI ALTRI CANDIDATI HANNO LASCIATO INDIFFERENTE LA PLATEA.

Sarà stata la novità, sarà perché i magistrati sono a loro agio quando si tratta di fare domande piuttosto che dare delle risposte, sarà per il clima di disaffezione generale verso le Istituzioni che ha contagiato anche la magistratura, ma il dibattito svoltosi ieri al Palazzo di giustizia di Milano fra i candidati togati alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura è stato contraddistinto dalla noia. La sintesi dell’incontro è affidata agli stessi magistrati, pochi a dire il vero, che per circa due ore hanno pazientemente ascoltato i loro colleghi: quando al termine del dibattito, moderato in stile british con cronometro alla mano dal giornalista del CorriereGiuseppe Guastella è stato chiesto se qualcuno volesse intervenire, il silenzio ha avvolto l’Aula magna che ospitava questo primo incontro.

Eppure le premesse per un incontro effervescente c’erano tutte considerato che i quattro gruppi asso- ciativi dell’Anm avevano schierato i loro assi. Piercamillo Davigo per Autonomia& indipendenza, Gianluigi Morlini per Unicost, Paola Maria Braggion per Magistratura indipendente, Alessandra Dal Moro per Area- Md.

Ad ogni domanda, concordata prima di iniziare l’incontro, i quattro rispondevano allo stesso modo, tranne qualche piccola sfumatura. Tutti d’accordo sul fatto che l’attuale sistema di accesso in magistratura vada rivisto, che i criteri di nomina degli incarichi direttivi e semidirettivi debbano essere corretti, che per affrontare l’attuale eccessiva domanda di giustizia sia necessario porre in essere dei rimedi.

Sempre tutti d’accordo sul fatto che nei Consigli giudiziari ( dei “piccoli” Csm a livello periferico) vada impedito agli avvocati presenti di esprimere qualsiasi tipo di giudizio sui magistrati. Al massimo, gli avvocati, possono fare da “spettatori”, il cosiddetto diritto di tribuna.

Ed ancora tutti d’accordo nell’invitare il Parlamento a nominare quali componenti laici del Csm personalità che non siano espressione diretta dei partiti ma dei semplici giuristi. Questo per evitare che si possa, a loro dire, ricreare il “partito dei laici” che ha contraddistinto l’attuale consiliatura.

Qualcuno ha paventato il rischio che le forze antisistema che hanno vinto le ultime elezioni e che si apprestano a governare il Paese possano mandare al Csm persone “contro” i magistrati. Timore infondato: se c’è un asse pro magistrati a prescindere è certamente quello rappresentato dalla Lega e dal M5s. Anzi, il Movimento di Grillo ha da sempre una fiducia cieca ed assoluta nella missione salvifica delle toghe.

Il più spumeggiante è stato comunque Davigo, anni di frequentazione dei talk show hanno migliorato le già innate qualità mediatiche. Comunque nessuna domanda sui temi che più toccano i magistrati: disciplinare, incarichi fuori ruolo, responsabilità civile.

Un bilancio? il dibattito di ieri non sposterà un voto. I pochi magistrati presenti non avranno cambiato idea dopo aver sentito i loro colleghi.

Quello che farà la differenza nelle elezioni di luglio, forse, saranno i circa 1000 magistrati, entrati in ruolo in questi anni, che voteranno per la prima volta i propri rappresentanti a Palazzo dei Marescialli.

di GIOVANNI M. JACOBAZZI

Fonte IL DUBBIO

Roma, 18 maggio 2018

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