PROCESSO TRATTATIVA-CASO MORI: DI LELLO(EX POOL ANTIMAFIA), RICOSTRUZIONE FANTASCIENTIFICA

L’impostazione dell’accusa nel processo trattativa sia un po’ fantascientifica. Lo ha detto a Radio Radicale l’ex magistrato del pool antimafia ed ex eurodeputato di Rifondazione Comunista Giuseppe Di Lello, intervenendo nel corso della assemblea organizzata ieri dal Partito Radicale “Il caso Mori”.

“Noi come gruppo di contestatori dell’impianto accusatorio del processo trattativa – ha spiegato Di Lello – abbiamo già espresso delle perplessità enormi per la ricostruzione secondo me un po’ giornalistica di questo pezzo della storia d’Italia che accomunava soggetti molto diversi tra di loro, due epoche storiche, la Dc di Mannino e Mancino e la Forza Italia di Dell’Utri e Berlusconi. Bisognerà attendere le motivazioni, bisogna leggere cosa la mafia abbia ottenuto dalla trattativa, perché un conto è se la trattativa ci sia stata o meno, ma poi cosa ha ottenuto la mafia? Ha ottenuto un indurimento del 41 bis inserito stabilmente nell’ordinamento penitenziario, un indurimento nelle misure di sicurezza, specialmente patrimoniali perché dopo un impulso della Cassazione l’estensione è stata recepita anche legislativamente e questo lo ha fatto il governo Berlusconi, lo dico io che sono un antiberlusconiano. Le e misure di sicurezza patrimoniali per la mafia sono devastanti, secondo me sono anche incostituzionali ma hanno una forza espansiva tremenda perché estese alla corruzione al terrorismo. Per cui occorre vedere in concreto cosa abbia ottenuto la Mafia da questa trattativa. Forse si ipotizza che essendo un reato di pericolo non c’era da ottenere niente, era da provare solo che c’era stata una minaccia al corpo politico dello stato”.

“Io credo che abbia giocato molto per una parte dell’arma dei Carabinieri, essendoci anche la giuria popolare, la mancata perquisizione del covo di Riina- ha detto ancora l’ex magistrato antimafia- Mi si dirà che c’è stata la assoluzione, il fatto però rimane nella mente anche dei giudici togati, quindi può darsi che abbia giocato anche questo e i trascorsi di Dell’Utri e Berlusconi, anche se però Berlusconi non è stato coinvolto. Io credo che l’impostazione sia un po’ fantascientifica, perché se questi hanno operato con la coscienza che le bombe avrebbero potuto aiutare la mafia ad ottenere qualcosa allora dovevano essere rinviati a giudizio per concorso in stragi, sicuramente c’era un concorso morale, e invece è stato scelto l’altro filone, che poi è un filone che non si lega. Partiamo da Conso che ha concesso alcuni ammorbidimenti del 41 bis per arrivare a Berlusconi, è un percorso illogico. Poi partiamo dal binomio Dell’Utri Berlusconi, un mio amico all’indomani della sentenza mi ha chiesto, se Dell’Utri mettesse le bombe contro Berlusconi. Questo è l’altro filone logico che non regge secondo me perché se c’era questa grande intesa tra Berlusconi e Dell’Utri non c’era bisogno di mettere le bombe, bastava che Dell’Utri glielo chiedesse”.
“L’altra cosa assurda – ha affermato Di Lello -secondo me è immaginare che Berlusconi entrasse in politica con le bombe, e l’altra cosa che secondo me non quadra è questo riferimento alle bombe come fattore risolutore di alcune questioni tipo il 41 bis ed altre. Per esempio la mancata strage dei carabinieri allo stadio olimpico: immaginiamoci che all’indomani di una strage di carabinieri qualcuno chiedeva in Parlamento di togliere il 41bis o le misure di prevenzione? Sarebbe stato linciato. Dalle bombe la Mafia ha ottenuto il peggio che potesse ottenere. Io insisto, è una ricostruzione molto giornalistica che si inquadra in una ricostruzione della storia d’Italia basata sulla criminalità, molte volte è stata fatta un storia d’Italia con il terrorismo, i servizi deviati, la Cia, la mafia, come se la storia d’Italia fosse una storia criminale, mentre la storia d’Italia è una storia di resistenza fatta di lotte democratiche anche di corpi intermedi. La vulgata qual è? Che lo sbarco degli anglo americani in Sicilia fosse stato aiutato dalla Mafia, ma bastava leggere Sciascia, La storia raccontata al popolo, quando questo paesano aveva visto un mare di navi, il mare non si vedeva, il cielo non si vedeva per gli aerei, 200mila uomini, migliaia di navi e aerei, però la mafia dove la metti come supporto logistico? Però guai a dire che la mafia non aveva avuto questo ruolo essenziale nello sbarco…quindi questa storia d’Italia per cui la Repubblica comincia con l’aiuto della mafia nello sbarco in Sicilia…”

“C’è questo pericolo di insistere sulla storia del passato – ha detto ancora Di Lello- anche perché poi questi personaggi sono invecchiati, Mannino e Mancino, già all’epoca dei fatti al Dc era decrepita, non avevano la forza di essere i referenti e siccome non avevano quella forza il processo è stato allungato a Berlusconi perché poteva essere un referente. Questa è la mia idea, però ripeto dobbiamo leggere la sentenza”.

“Se butti la rete a strascico poi ti ritrovi personaggi come Giovanni Conso- ha spiegato- che tutto si può dire tranne che fosse influenzabile, secondo me non conosceva nemmeno il contesto siciliano, lui siccome era un garantista si è impressionato per il numero dei 41bis e quindi lo ha ridotto, e ha seguito i dettami della Costituzione. Però se poi la Costituzione la applicassero veramente potrebbe far cadere molte di queste leggi eccezionali, perché le leggi antimafia sono eccezionali ma stanno avendo una forza espansiva immensa, specialmente in tema di misura di prevenzione, secondo me queste nuove estese alla corruzione saranno prima o poi dichiarate incostituzionali cadranno di fronte alla Cedu, perché le misure di prevenzione sono applicate con l’accetta, difatti dopo il caso della Saguto molte misure di prevenzione sono state annullate in Cassazione”.

“Molti magistrati nel corso degli anni hanno vissuto di rendita nel dire che ci sono mandanti occulti da ricercare- ha aggiunto- che poi è una cosa che discredita a lungo andare la magistratura perché la gente si chiede se ci sono mandanti occulti, come mai non riuscite mai a beccarli?”

“Dobbiamo ricordare- ha ricordato Di Lello- che ci fu una manifestazione con Travaglio, Caselli, credo Di Matteo, era Napolitano Presidente, ci furono discorsi di fuoco contro Napolitano… questo aggancio con la pancia del popolo e le istituzioni ha fatto molto male. Io credo che anche questo abbia influito un po’sulla sentenza, il contesto culturale siciliano troppo acriticamente antimafia”.

D:Detto da chi ha fatto parte del pool antimafia con Giovanni Falcone fa un certo senso…

“Ma io rimango sempre antimafia-ha risposto- però sono molto attento a non fare il gioco della mafia perché questi fatti fanno il gioco della mafia, indeboliscono il fronte, tipo la vicenda Saguto. La Saguto amministrava questi beni, ma tutti lo sapevano e molti ne beneficiavano, all’interno del palazzo di giustizia molti lo sapevano e non hanno funzionato gli anticorpi. La giustizia italiana va male perché e stretta nella tenalgia di avvocati e magistrati, la classe politica c’entra poco e delega, questo tipo di magistratura piace alla classe politica gli ha delegato quindi la mafia, il terrorismo, la corruzione, sempre alla stessa agenzia. Non so come un magistrato che si occupa di mafia possa occuparsi anche di terrorismo, sono due cose totalmente diverse, e di corruzione. Mi fa paura una legislazione abbastanza speciale, che poi la legislazione sulle misure di prevenzione è tremenda perché colpisce il patrimonio, mi fa paura una legislazione che si sta espandendo, doveva essere eccezionale e invece sta diventando un sistema a se che sta prendendo un po’ tutti i settori, la parte amministrativa la abbiamo delegata a Cantone e quella giurisdizionale ai giudici”.

D: In questo momento può nascere una corrente grillina all’interno della magistratura?
“Gia c’è, solo che adesso questa corrente grillina paga un prezzo molto alto, perché si trova impelagata in una discussione di formazione di governo e poi c’è Salvini alleato di Berlusconi, per cui dopo aver fatto tanto contro Berlusconi ora per la proprietà transitiva se lo ritrovano non dico alleato ma benevolo favoreggiatore di un governo con Salvini”.

Roma, 21 maggio 2018

LASCIA UN COMMENTO