Ponte Genova, quando i 5 stelle definivano «una favoletta» i timori di un crollo. Scoppia la polemica

Non è solo il giorno del cordoglio come in molti auspicano per rispetto delle vittime del crollo del ponte Morandi. La tragedia di Genova scatena anche la polemica politica mentre il governo, a partire dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si precipita sul luogo del disastro per organizzare i soccorsi ed esprimere vicinanza alla popolazione. Subito dopo il crollo rispuntano infatti dal web alcune dichiarazioni dell’allora leader M5S Beppe Grillo e di consiglieri pentastellati liguri contro il progetto Gronda, un nuovo tratto autostradale che dovrebbe collegare Genova con le arterie del Nord alleggerendo il traffico sull’A10 e quindi sul ponte crollato oggi.

Sul blog del Movimento, sotto il titolo “Il più grande scavo del mondo”, un post a firma dell’ex consigliere pentastellato, Mauro Muscarà (poi uscito insieme a Paolo Putti ed Emanuela Burlando per fondare Effetto Genova) datato 30 settembre 2012, condannava fortemente il piano. Anche Beppe Grillo, in occasione dell’edizione di Italia 5 Stelle al Circo Massimo presentando il consigliere Paolo Putti si diceva contrario all’opera: «Dobbiamo fermarli con l’esercito!» protestava.

Senza contare che la pagina M5s che pubblica a latere del blog dibattiti e appuntamenti dei meet up aveva a suo tempo ospitato un comunicato del coordinamento dei Comitati No Gronda in cui si leggeva: «Ci viene poi raccontata, a turno, la favoletta dell’imminente crollo del Ponte Morandi».

«Con una mozione a favore delle Grandi Opere Inutili (chiamate infrastrutture), ancora una volta a Genova assistiamo all’attacco del partito del cemento che in nome del “progresso e dello sviluppo” vuole sgomberare il campo dai possibili dubbi sulla realizzazione della Gronda autostradale di Ponente», si leggeva ancora sul post del 2012 del blog che denunciava come la Liguria fosse già «la regione italiana con maggior indice di consumo di territorio». «Il 18 settembre 2012 in Consiglio Comunale a Genova il MoVimento 5 Stelle ha portato con forza in aula le ragioni e i dati che provano la completa inutilità della nuova infrastruttura autostradale, evidenziando i grossi rischi sulla salute dei cittadini, derivanti dalla cantierizzazione dell’opera in mezzo alla città» si legge ancora sul blog in un post poi cancellato. Il M5S ha preso le distanze dalle posizioni dei consiglieri affermando: «Il sito citato non era una pagina ufficiale del Movimento cinque stelle».

Fanno poi discutere ancora oggi, a distanza di sei anni, le polemiche per una frase dell’allora presidente di Confindustria Genova che, per provocazione, preannunciò la tragedia, e le repliche del M5S, che citava rapporti di Autostrade per l’Italia sulla tenuta della struttura. «Quando tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà, e tutti dovremo stare in coda nel traffico per delle ore, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto “no”  alla Gronda aveva detto
Giovanni Calvini per ribattere a chi, come il M5S, diceva no all’opera che avrebbe dovuto sostituire il ponte crollato oggi. Oggi, dopo la tragedia, la frase è stata ripresa sui social e Calvini ha voluto precisare all’agenzia Ansa il senso di quelle parole. Sei anni fa, all’allora presidente di Confidustria ribattè sempre a Putti dicendo: «A noi Autostrade, in quest’aula, ha detto che per altri 100 anni» il ponte «può stare in piedi».

Intanto mentre Conte, che resterà a Genova due giorni, esprime la «vicinanza di tutto il Governo alle vittime di questa tragedia e ai loro familiari», il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli accusa le Autostrade. «La manutenzione viene prima di ogni cosa. Chi sarà identificato come responsabile deve pagare fino all’ultimo» avverte indicando la società Autostrade come la responsabile della mancata manutenzione.

Anche Matteo Salvini è durissimo: «I responsabili di questo disastro, con nomi e cognomi, dovranno pagare, pagare tutto, pagare caro». Poi aggiunge: «Se ci sono vincoli europei che ci impediscono di spendere soldi per mettere in sicurezza le autostrade, metteremo davanti a tutto e a tutti la sicurezza degli italiani».

Ma non sfugge ai più il ricordo della recentissima audizione del ministro Toninelli in Parlamento in cui inserisce la Gronda autostradale di Genova nell’elenco delle grandi opere da sottoporre «a una revisione complessiva, che contempli anche l’abbandono del progetto».

Fonte Il Messaggero

Roma, 15 agosto 2018

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