Peculato, sequestrata la casa di campagna dell’ex pm Ingroia

L’EDIFICIO ERA FINITO AL CENTRO DELLE POLEMICHE PER LA RISTRUTTURAZIONE ESEGUITA DA UN UOMO DI PROVENZANO.

 

I soldi non bastano a coprire la cifra e alla fine il casale di famiglia dell’ex pm Antonio Ingroia, già finito nella bufera ai tempi della ristrutturazione curata dal prestanome di Bernardo Provenzano, Michele Aiello, finisce sotto sequestro. E l’ultimo passo della procura di Palermo, che contesta a Ingroia il peculato e pochi giorni fa aveva ottenuto dal gip il sequestro preventivo per equivalente di 151mila euro a carico dell’ex collega. La decisione di disporre il sequestro dell’immobile, che si trova a Calatafimi(Trapani), nasce dal fatto che il denaro sui conti dell’indagato non copre la totalità della somma. Di fatto il provvedimento,eseguito dalla finanza, determina solo l’impossibilità di vendere la casa.

Sono due gli episodi di peculato contestati a Ingroia. Nominato nel 2013 dal governo Crocetta liquidatore della Sicilia e Servizi spa, società in house della Regione, si è liquidato, in conflitto d’interesse e senza passare per una specifica valutazione dell’assemblea dei soci, un’indennità di risultato di 117mila euro. Poi i rimborsi per le spese di vitto e alloggio, 34mila euro per le trasferte a Palermo durante quell’incarico. «Ho appreso ancora una volta dalla stampa del sequestro della casa – commenta Ingroia – se la notizia è vera chiedo immediatamente alla procura di Palermo il dissequestro dei miei conti correnti. Per quella abitazione avevo ricevuto una proposta di acquisto per un milione di euro. Immobile che non venderò mai al quale sono affezionato, visto che si tratta della terra e abitazione della mia famiglia. Se non saranno dissequestrati i conti correnti è evidente che c’è un accanimento nei confronti del mio lavoro, dei miei assistiti perché il rischio concreto è che io non possa più lavorare.

 

Roma, 21 marzo 2018

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