Non servono i tribunali. Basta Sabina Guzzanti…

Processo trattativa in tv?

C’è un modo semplice per sveltire la giustizia. Eliminare i tribunali e affidare le sentenze a Sabina Guzzanti. I processi, senza bisogno di tante formalità, si possono svolgere davanti alla macchina da presa, poi l’ultima decisione spetta a lei.

Si, certo, sto scherzando. Però prendo spunto da una vicenda reale. Il consigliere di amministrazione della Rai – indicato, credo, dai 5Stelle – Carlo Freccero, intellettuale e uomo di spettacolo di indubbio valore ( più debole, forse, nelle materie giuridiche) ha proposto di mandare in onda su una rete del servizio pubblico un film diretto da Sabina Guzzanti sulla presunta trattativa Stato- mafia. Il direttore generale della Rai gli ha detto di no e lui è andato su tutte le furie. Ha telefonato al “Fatto” e ha chiesto di montare un casino. Al “Fatto” gli hanno dato retta e hanno montato un casino.

Quale sarebbe lo scandalo? Che il servizio pubblico mentre è in corso la vicenda giudiziaria sulla trattativa ( è stata pronunciata qualche giorno fa la sentenza di primo grado, che peraltro assolve alcuni degli imputati consi- derati colpevoli e bugiardi nel film: mancano ancora Appello e Cassazione) decide di non mandare in onda un film colpevolista. Cioè afferma, seppur timidamente e senza grancassa, che i processi si devono svolgere nei tribunali e non in Tv anche se, effettivamente, la sentenza del processo Stato- Mafia è stata emessa ( emessa da una giuria popolare) dopo una campagna di stampa e Tv martellante e tutta – tutta – di stampo colpevolista. Ora però Mario Orfeo, direttore della Rai, si è rifiutato di prendere una decisione che sarebbe una violazione clamorosa dei principi più elementari dello Stato di diritto, e sarebbe anche una offesa abbastanza grave alla magistratura che deve ancora pronunciarsi in almeno due gradi di giudizio.

Lasciamo stare l’opinione che ciascuno di noi ha della trattativa e della sentenza di Palermo ( il nostro giornale in questi giorni ha portato una montagna di elementi, noti e accertati, che depongono contro quella sentenza: ma ovviamente non sta a noi decidere per conto della magistratura). Il punto è un altro: è giusto celebrare i processi in Tv invece che in aula? Quanto i giudici ( soprattutto i giudici popolari) riescono a non farsi condizionare, o addirittura intimidire, da una campagna di spettacolarizzazione che ha una influenza fortissima sull’opinione pubblica? Che differenza c’è tra un processo svolto in Tv e con la cinepresa, e dove tutti sono colpevolisti, e senza nessuna garanzia per gli imputati, che differenza c’è tra un processo così e un linciaggio?

La Rai in passato si è sottratta a queste domande. Per esempio qualche anno fa, mentre era ancora in corso il processo al dottor Brega Massone ( un chirurgo accusato di aver fatto morire alcuni pazienti) trasmise una fiction sul caso, ed era una fiction che dava del tutto per scontata la colpevolezza di Brega Massone. Stavolta, per fortuna, Mario Orfeo ( che all’epoca non era presidente della Rai) ha preferito una scelta più in linea con la nostra Costituzione e con la dichiarazione dei diritti dell’uomo.

Quel che più colpisce nell’articolo, molto indignato, pubblicato sul “Fatto”, è la naturalezza con la quale si scrive che la sentenza della Corte di assise di Palermo conferma quello che era stato ricostruito dalla videoinchiesta si Sabina Guzzanti. Cioè si afferma il principio secondo il quale ii tribunali servono a confermare le sentenze costruite sulla base delle inchieste – diciamo così – giornalistiche di Sabina Guzzanti. E sempre sul “Fatto” si riporta il giudizio di Freccero, che considera – testuale – “ “scuse insulse” le argomentazioni di Mario Orfeo.

Voi potete anche prendere questa storiella come una cosetta da riderci su. Io vi capisco. Però ho l’impressione che non sia così. Non mi preoccupa tanto la totale ignoranza dei principi della Costituzione e delle basi dello stato di diritto. Mi preoccupa il fatto che non stiamo parlando di “quattro amici al bar” ma di un nuovo cenacolo intellettuale che è il punto di forza del primo partito italiano e di quello che, probabilmente, nelle prossime settimane o nei prossimi mesi prenderà il potere. E che peraltro ha già annunciato cosa farà del potere, quando sarà in grado di mettere le mani sulla Rai ( lo ha fatto con le dichiarazioni recenti del suo capo politico, cioè di Luigi Di maio). Uno può anche riderci su, di fronte a queste cose, ma se il futuro prossimo ci riserva una Rai in mano a queste persone qui – con questi pensieri, con queste idee su cosa è l’informazione e cosa è il diritto – allora poi ci sarà poco da ridere, non vi sembra? L’idea che la Rai diventi un bivacco di manipoli, un po’ a me fa paura.

di Piero Sansonetti

Fonte Il Dubbio

Roma, 12 maggio 2018

 

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