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Mafia russa, deep web e romeni: i dubbi nel racconto del sequestratore della modella

Gli investigatori: una storia assurda, troppe cose da chiarire

Ora che la modella  dei tabloid inglesi Chloe Ayling, 20 anni appena, sta meglio, è arrivata nella sua casa nei sobborghi di Londra e ha superato bene e velocemente i postumi di un incubo che lei stessa definisce «l’esperienza più terrificante della mia vita», gli investigatori cercano di riavvolgere il filo di un sequestro e di alcuni racconti che hanno tanti punti da chiarire.

Polizia e procura stanno cercando di mettere in fila i fatti di una vicenda che il pm Paolo Storari per primo definisce «borderline». Si cercano ancora i complici, la donna racconta di averne percepiti quattro durante la prigionia e di averne visti tre che sarebbe in grado di riconoscere. Per gli investigatori, invece, sarebbe soltanto uno che ha aiutato Lukasz Herba, il 30enne di Birmingham di origini polacche e si tratterebbe di un amico, un parente, forse addirittura del fratello. Nessuna conferma ufficiale, per ora soltanto ipotesi, però Herba avrebbe reso ai poliziotti un racconto talmente inverosimile, che non è credibile sia stato aiutato da criminali di spessore. Nei verbali dell’interrogatorio reso dopo l’arresto davanti al capo della mobile Lorenzo Bucossi, Herba si contraddice, sulle dichiarazioni importanti dice di non ricordare e di non essere in grado di portare conferme. A leggere le dichiarazioni si ha l’impressione di una mente «borderline» e «mitomane» come dicono gli investigatori. Herba dice di appartenere alla Black death, poi firma le mail con cui chiede il riscatto con il nome di «Andre della mafia russa».

Alla richiesta degli investigatori di spiegare cosa c’entra la mafia russa Herba risponde: «Ho scritto così per attirare l’attenzione – si legge nei verbali – se avessi scritto Black death magari nessuno mi avrebbe dato peso. Preciso che non mi ha chiesto nessuno di firmarmi mafia russa cioè non me l’ha chiesto l’organizzazione dei romeni». I romeni, questo fantomatico gruppo di «stranieri cattivi, ricordo che erano alti, ma non so dire il loro nome». I romeni alti si sarebbero fidati di lui e gli avrebbero dato denaro, tanto, 500mila sterline per curarsi un tumore. «Mi hanno diagnosticato una forma gravissima di leucemia, ma volevo curarmi con metodi alternativi costosi così ho incontrato per caso tre romeni a Birmingham che mi hanno fatto questa proposta: ti possiamo aiutare noi se sei disperato, ti diamo il denaro e tu prendi in affitto degli stabili commerciali dove noi stocchiamo capi di abbigliamento che arrivano da associazioni di solidarietà. Non avrei mai accettato che mettessero in questi spazi ragazze sequestrate o droga». E ancora Herba racconta: «Un ragazzo romeno mi ha lasciato l’indirizzo di deep web su cui avrei dovuto localizzare le case che trovavo». Perché il polacco sarebbe finito a Borgial, in Piemonte? «Perché volevo fare una vacanza in Italia», dice. Herba si difende dicendo che è stato, a sua volta, vittima dei romeni, che temeva lo uccidessero. Di nessuno di questi però, sa indicare i nomi alla polizia, dice anche di essere malato ma di non essere in grado di provarlo. Di avere 15 milioni di dollari in banca, ma di non ricordare la banca e che le donne vengono sequestrate per essere vendute ai vecchi e ricchi arabi che poi le fanno mangiare alle tigri. Per gli investigatori il racconto è «totalmente assurdo». Anche il sequestro, secondo le parole del giovane sarebbe stato diverso da come raccontato dalla modella. «Chloe era libera di girare e di fare ciò che voleva». La modella racconta: «Abbiamo comperato a Milano un paio di scarpe e fatto colazione insieme al bar».

 

di ANNA GIORGI

Fonte Il Giorno

Milano, 9 agosto 2017

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