Stato-mafia, difesa Mori, “Processo farsa, Riina gioirebbe”

“Questo non e’ un processo per accertare un reato, perche’ non e’ stato commesso nessun reato dagli ufficiali dei carabinieri. Questo processo ha il solo scopo di ‘mascariare’ gli ufficiali dei carabinieri, Mori, Subranni e De Donno. Lo dimostra la richiesta di pena – 15 anni – solo di un anno inferiore a quella proposta per il boss Leoluca Bagarella.

E piu’ alta anche di quella richiesta per Calogero Mannino, ritenuto secondo la tesi accusatoria, il propulsore della trattativa”.

Va subito al punto con durezza, l’avvocato Basilio Milio, legale dei generali Mario Mori e Antonio Subranni, avviando la propria arringa al processo sulla trattativa tra Stato e mafia. “Questo processo – ha proseguito l’avvocato affiancato dal proprio assistito, Mario Mori – e’ fondato su nessuna prova, l’obiettivo e’ il generale Mori. Si tratta di una vera persecuzione, un tentativo di ricostruire non la verita’, ma la storia secondo una impostazione politico ideologica”.

Sono imputati in questo processo: Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Antonino Cina’; Antonio Subranni, Mario Mori, Giuseppe De Donno, Marcello Dell’Utri, accusati di violenza a Corpo politico, amministrativo o giudiziario; Massimo Ciancimino (concorso esterno in associazione mafiosa e calunnia nei confronti di Giovanni De Gennaro); Nicola Mancino (falsa testimonianza). Stralciata dal gup la posizione del boss Bernardo Provenzano, poi deceduto cosi’ come il capo dei capi, Salvatore Riina. Basilio Milio ha anche detto: “Abbiamo sentito tutti le esternazioni del boss Riina, mentre era in carcere.

Se Riina fosse ancora vivo avrebbe gioito di tutto questo. E io mi sono un po’ vergognato di essere italiano – ha proseguito – sentendo le richieste di pena e alla farsa di processare il generale Mori con il boss che lui ha contribuito a far arrestare, proprio Salvatore Riina”.

Palermo, 1 marzo 2018

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