Lupo prese il posto della sinistra

C’era una volta Berlinguer ora c’è Lupo Rattazzi…

Lupo Rattazzi ha scritto una lettera a Di Maio e a Salvini, poi ha comprato una pagina di Repubblica per pubblicarla. Una letteradurissima, nella quale,

sostanzialmente, sostiene che Di Maio e Salvini hanno imbrogliato i loro elettori e non hanno detto che il programma politico che seguono è un programma che favorisce i ricchi e mette nei guai il popolo.

Rattazzi ha descritto in poche righe il populismo come un fenomeno politico nemico degli interessi del popolo.

Rattazzi si riferisce in particolare alla possibilità che il nuovo governo giallo- verde porti l’Italia fuori dall’Euro. Ma è chiaro che il problema non è solo quello. C’è la flat tax, c’è il blocco delle opere pubbliche, c’è l’assalto alle casse dello Stato, c’è la proposta di ridurre drasticamente le garanzie dello stato di diritto, c’è la linea dura contro i migranti. Tutte idee che, se realizzate, non porteranno certo dei benefici ai più poveri.

La lettera di Rattazzi colpisce per la biografia ( soprattutto familiare) di chi l’ha scritta e perché cade in un momento di vacanza dell’opposizione. È curioso che la leadership dell’opposizione sia presa dal rampollo di una grande famiglia della borghesia ( anzi, dell’aristocrazia) romano- piemontese.

Rattazzi è un nome famoso. La famiglia discende addirittura da un vecchio presidente del Consiglio dell’ottocento ( esponente della sinistra), amico di Cavour e di Vittorio Emanuele II. Anche Lupo è un nome famoso. Lupo è un signore di 65 anni che fu chiamato in questo modo perché Lupo era il nome di battaglia di suo padre, Urbano Rattazzi, quando era ufficiale della Decima Mas di Junio Valerio Borghese. Cioè quando combatteva con i fascisti. La madre di Lupo invece non è mai stata fascista: è Susanna Agnelli, detta Suni, sorella di Gianni, figlia di Edoardo, nipote del fondatore della Fiat. Susanna è stata la prima donna ministro degli esteri nella storia d’Italia.

Possibile che mentre nasce il governo della Lega e dei 5Stelle, che ha tutte le caratteristiche di un governo marcatamente di destra, la voce della sinistra sia quella di Lupo Rattazzi, cioè della famiglia Agnelli e della borghesia e dell’aristocrazia del Nord?

Ieri su questo giornale Angiolo Bandinelli ha scritto sulle élite, sulla loro storia in politica, sulla confusione che spesso si fa tra élite e casta. Oggi quel discorso lo riprende, in un altro articolo, Francesco Damato. Il problema è molto serio e anche molto complesso. Recentemente è stato posto in modo un po’ rozzo, ma efficace, da Matteo Salvini. Il quale ha detto, più o meno, che il centrodestra è morto perché lo scontro non è più tra destra e sinistra ma è tra popolo ed élite. Davvero è così?

Non credo. Le élite sono sempre esistite, in politica, e sempre esisteranno. E anche il popolo. Élite e popolo non sono alternativi

a destra e sinistra. Convivono. È chiaro che la scomparsa, o l’offuscamento, della destra e della sinistra e delle forze politiche che le rappresentano, danno molta maggiore visibilità ad élite e popolo. Ma il problema non è mai lo scontro tra élite e popolo, il problema è il ruolo del popolo nella battaglia politica. In alcune fasi il ruolo del popolo diventa dirigente. In altre è subalterno. Quando il popolo è classe dirigente, e trascina i governi e la storia, non c’è spazio per il populismo, almeno per il populismo nella sua forma qualunquista, cioè nella forma attuale. E allora le elite diventano una variabile dipendente della politica. Quando il popolo invece si sente sconfitto, e non dirige più ma si limita ad esprimere rabbia e rassegnazione, allora emerge il populismo massiccio, e le elite assumono forma autonoma, cioè non sono più pezzi di classe dirigente ma diventano “atomi” nobili ma dispersi. Questo è oggi Lupo Rattazzi.

Negli anni quaranta il popolo fu classe dirigente nella lotta al fascismo. Alleato con la borghesia ma non subalterno alla borghesia. E così negli anni settanta, quando prese la guida del paese, attraverso i sindacati e i partiti di massa. La borghesia mantenne il potere, ma fu subalterna, trattò col popolo. Lo zio di Lupo Rattazzi, Gianni Agnelli, nel 1974, da presidente di Confindustria, firmò un accordo con i sindacati nel quale si stabiliva il cosiddetto punto unico di scala mobile. Cos’era? Allora gran parte dello stipendio, o del salario ( più della metà) era costituito dalla scala mobile ( la contingenza). Che aumentava una volta ogni tre mesi, coprendo l’inflazione. L’accordo Agnelli- Lama stabilì che la contingenza non era più in percentuale sulla busta paga ma in cifra fissa. Per capirci: tremila lire di aumento per l’operaio? Le stesse tremila lire per L’amministratore delegato. Per Romiti. Era un accordo che imponeva alla società italiana una potentissima spinta egualitaria. Agnelli lo firmò perché cercava un compromesso con la classe operaia, con il popolo. Da posizione paritaria. Forse, addirittura, da posizione subalterna.

Oggi non è nemmeno ragionevole usare la parola classe operaia. E questa è una delle ragioni fondamentali della sconfitta della sinistra ( o uno degli effetti: dipende dai punti di vista). E anche la borghesia è uscita a pezzi dall’esperienza della seconda Repubblica. Non ha saputo digerire né contrastare il berlusconismo.

Per questo vince il populismo. E per questo è possibile che Lupo Rattazzi risulti, per la gente di sinistra, quasi un faro. C’era una volta Berlinguer, sì. Una volta. Secoli, secoli fa.

di Piero Sansonetti

Fonte Il Dubbio

Roma, 1 giugno 2018

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