LO SMEMORATO D’IVREA

Se il Pm Di Matteo dimentica sentenze passate in giudicato.

Inutile urlare allo scandalo per l’intervento del Pm di Matteo alla manifestazione dei 5 stelle a Ivrea. Tecnicamente non possiamo contestare molto al procuratore se non la leggerezza nel partecipare alla manifestazione e forse anche la caduta di stile (per non parlare proprio di incompatibilità) visto il ruolo che ricopre.

Ma non è questo il punto che voglio discutere, lo faranno i colleghi in altri articoli. Vorrei invece mettere in risalto due cose, la prima è che nessuno se l’è filato, basta vedere la reazione scomposta di certe dichiarazioni dei parlamentari penta stellati, la seconda l’incoerenza di certa parte del suo intervento. Partiamo da queste.

Il procuratore Di Matteo ha citato una “sentenza definitiva” , su Dell’Utri e da lì ha sviluppato un ragionamento che gli ha consentito di dire che Berlusconi ha favorito la mafia.

Ma la domanda è: Di Matteo è coerente quando cita sentenze definitive come prova di fatti secondo lui acclarati? Noi infatti vorremmo capire se può richiamarsi, ad un convegno politico, ad una sentenza, un PM che in tempi recenti, nei suoi atti in giudizio e nella sua requisitoria, (al processo trattativa) si è comportato ed ha parlato esattamente come se per lui fossero prive di alcun valore le SENTENZE DEFINITIVE che dicono che non è provata l’esistenza di alcun papello, che il papello portato da Ciancimino non si può considerare affatto autentico (mentre lui continua a ribadirne l’autenticità apoditticamente).

Che non è vero che doveva esserci un blitz a Mezzojuso, finalizzato alla cattura di Provenzano, impedito da Mori (mentre lui continua ad affermare il contrario), che Provenzano non ha consegnato Riina ai carabinieri che invece è stato catturato a seguito di un’indagine minuziosamente riscontrata (mentre lui continua ad affermare il contrario), che Santapaola da Terme Vigliatore NON si è allontanato a causa di atti del ROS (mentre lui continua ad affermare il contrario), che non è vero che l’alleggerimento del 41bis del novembre 93 poteva rappresentare una posta di una trattativa (mentre lui in aula continua ad affermare il contrario), che non è vero che Borsellino sarebbe stato ucciso per la trattativa (mentre lui in aula continua a d affermare il contrario) e molto altro.

Cioè, difficile capire la valenza di una sentenza definitiva in questi casi, se a richiamarla è un magistrato che richiama le sentenze definitive (o comunque stralci di esse) solo in circostanze di opportunità politica, mentre in altre sedi, anche più formali, alle sentenze definitive, lo stesso PM non riconosce validità.

Massimo Martini

Roma, 12 aprile 2018

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