L’editoriale – Processo Trattativa Stato Mafia e le “chiacchiere da bar”

13 dicembre 1991: “Il dott. Berlusconi la riceverà volentieri. Anche lui non è sceso a patti con le mafie”

Intercettato dai carabinieri di Corleone, al telefono l’ing. Guido Possa di Fininvest.

Secondo i magistrati di Palermo che sostengono l’accusa sulla c.d. Trattativa Stato Mafia, Silvio Berlusconi, che sembrerebbe il vero obiettivo della loro lunga requisitoria, sarebbe sceso a patti con la mafia tra il 91 ed il 92, in vista delle elezioni che lo avrebbero portato alla guida del Paese. E per sostenerlo si basano su dichiarazioni di pentiti che non riferiscono nulla di conosciuto personalmente, ma chiacchiere da bar, potrebbe dire. Perché le chiacchiere da bar sono sempre tali, anche se fatte tra mafiosi.

A riscontrare le “chiacchiere da bar” trasfuse nei verbali di un processo, vi sarebbero poi le chiacchiere da ora d’aria, del 2016, tra il boss Graviano ed il detenuto Umberto Adinolfi. E’ lì che Graviano definisce “Berlusca” “traditore”.

Intercettazioni che hanno sollevato non pochi dubbi dal momento in cui venivano eseguite nei confronti di chi, essendo al 41bis potrebbe ben immaginare di essere costantemente monitorato.

Ma un elemento di segno opposto, inedito e mai confluito nel processo sulla trattativa è la conversazione intercettata dal Carabinieri di Corleone nel dicembre del 91. Angelo Jannone, capitano a Corleone in quegli anni, con Giovanni Falcome, dava la caccia a Totò Riina. Ma si imbattè in Mandalari Giuseppe, storico creatore di complesse catene societarie per conto di Rina, tra cui la Zoosicula Ri.SA. S.p.A nei primi anni 70.

La società a cui era intestato l’appartamento di piazza San Lorenzo a Palermo destinato nel 1974 ai coniugi Riina neo sposi  e dove sarà arrestato Leoluca Bagarella.

Angelo Jannone oggi a TG2 Dossier

Pubblicato da Angelo Jannone su Sabato 3 maggio 2014

Scomparso per anni, Mandalari viene rispolverato dal Carabinieri di Jannone. Oramai insospettabile e rispettabile commercialista, gran maestro della loggia massonica di Via Roma a Palermo, e soprattutto stimato consulente del Tribunale fallimentare di Palermo.

Il sospetto è che Mandalari, spingesse in realtà le aziende al fallimento per rilevarle mediante prestanomi di Cosa Nostra, una volta decotte.

Ma Nicoletta Palumbo, titalare della Omega S.r.l., una società concessionaria di un supermercato Standa, non ci sta. Il 13 dicembre 1991 telefona alla Fininvest. Jannone da Corleone ascolta. A rispondere alla Palumbo è l’ing. Guido Possa. Dal 1988 al 1995 ha lavorato presso Fininvest. In quel periodo era responsabile della segreteria di Presidenza e docente al Politecnico di Milano. Sarà presto Deputato di Forza Italia

Voglio parlare con il dottore Berlusconi. Perché mi vogliono far fallire! Ma io non voglio fallire. Di mezzo c’è la mafia!”

Possa la tranquillizza: “Capisco signora, il dottore Berlusconi la vedrà volentieri. Perché anche lui non ha voluto scendere a patti con la mafia. Tant’è che gli hanno bruciato le filiali a Catania”

Ben cinque erano stati quasi 2 anni prima gli incendi delle Standa a Catania nel febbraio del 1990 che oggi la stampa allineata sulle posizioni della Procura di Palermo, mette in relazione con gli attentati ai ponti ripetitori Mediaset in Calabria del 1988. Altra storia, accertata con indagini e processi: una guerra tra società di manutenzione sostenute dai Piromalli e dai Molè.

La Fininvest e Berlusconi non c’entravano nulla.

di Massimo Martini

Roma, 2 febbraio 2018

LASCIA UN COMMENTO