L’EDITORIALE DEL DIRETTORE – COME L’ONDA DI ACQUA E FANGO PROVENIENTE DAI SOCIAL È DIVENTATA GARANZIA CHE ESISTE ANCORA LA DEMOCRAZIA NEL MONDO

Ci scrivono ogni tanto: voi  siete tutti populisti, fascisti, retrogradi, bigotti, xenofobi, razzisti e omofobi che ve la suonate e ve la cantate da soli.

Bene. Scusate se adesso devo essere un po’ auto-celebrativo, ma intanto devo dire che se anche “ce la cantassimo e suonassimo da soli”, non soffriremmo certamente la solitudine di certe associazioni (e pagine web) molto “celebrate” di sinistra, visto che bene o male ad oggi solo  la nostra rivista online ha avuto, dal giorno della sua nascita  ben 91.098.221 di pagine viste, con 69.078.777 visitatori.

Siamo più o meno a mezza classifica nazionale, gomito a gomito con testate “storiche”, e davanti abbondantemente a testate che vantano molti anni ed infinite risorse più di noi.

Certo, ancora ne abbiamo di strada da fare, e dobbiamo farla puntando soprattutto a migliorare la qualità della nostra comunicazione. C’è tanto, tanto da lavorare, con grande umiltà e con le maniche rimboccate fino ai gomiti, ed oltre se necessario.

Scusate lo sfogo.

Ma veniamo ora ad analizzare un fenomeno che mi appare bizzarro, ma dannatamente sempre più verosimile.

Se ci fosse una “spia” che fosse posta in qualche palazzo istituzionale a segnalare il livello di democrazia, in Italia viviamo da tempo “in riserva”, in un regime di “democrazia al 10%”, nel senso che la grande cupola che governa da almeno trent’anni il nostro Paese possiede mezzi e strumenti di tale portata che almeno il 90% del Potere – politico, economico, finanziario, industriale, delle professioni e, soprattutto, dell’informazione – è tutto saldamente nelle stesse mani.

Tutto si decide tra pochi “eletti” mai eletti da nessun popolo, tra i rappresentanti delle grandi famiglie nazionali: capi di partito, banchieri, grandi industriali, alti prelati, lobbisti di ogni genere, che al loro vertice hanno un “grande vecchio” (vecchio in tutti i sensi), che obbediscono volentieri agli ordini della “grande cupola mondiale” che garantisce loro ricchezza e potere, e che manipola l’opinione pubblica finanziando i grandi giornali e le grandi tv.

Ma, come spesso accade, una piccola variabile imprevedibile, un granello di sabbia che piano piano è diventato un macigno difficilmente governabile, ha inceppato il meccanismo dell’informazione, e quindi della manipolazione delle coscienze: il suo nome è “internet”, con la possibilità per tutti di accedere a tutte le informazioni del mondo. Ma il “virus” che sta mettendo in crisi le oligarchie mondiali si chiama “social network”, ed in particolare Facebook.

Cosa è successo? Forse che gli “squali” che governano il mondo non sono più capaci di governarne i fenomeni?

Assolutamente no. Loro ci hanno provato, con tutti i mezzi.

Prima hanno fatto creare spin-off sul web di tutte le maggiori testate giornalistiche di carta, dotandole di mezzi straordinari, come vere e proprie tv online e redazioni autonome. Poi, visto che questo non sembrava bastare ad arginare il sempre crescente fenomeno di siti come Facebook, Twitter, Snapchat ecc. ha provato a crearne di alternativi, poi a cercare di controllarli, quindi ad usarli con la solita imponente dovizia di mezzi economici.

E ci era quasi riuscita, la Grande Cupola Mondiale, a disinnescare il fenomeno “social”, pervadendolo e tentando di prenderne il controllo dall’interno, facendo diventare i giovanissimi padroni dei social e delle app a loro collegate “soci del club”, membri anch’essi della Grande Cupola, e quindi pronti a “favorire le richieste degli amici”. Tanto per fare un esempio, non si contano più, ormai, le palesi violazioni dei diritti di liberi cittadini che utilizzano Facebook, che spesso si ritrovano con l’account bloccato, o addirittura cancellato, se vanno a toccare gli interessi di alcune lobby, come ad esempio quella gay ed lgbt.

Ma un piccolo “virus” imprevedibile stava circolando, latente ed incontrollabile, nelle reti sociali: era il fenomeno delle “bufale”, delle notizie false o artefatte che ogni singolo utente può inserire in rete e far circolare, appunto, in maniera “virale” senza che nessuno possa farci nulla perché resta praticamente invisibile finché i suoi effetti non si manifestano su larga scala.

Ecco la pietra d’inciampo, la variabile impazzita del web che mai nessuno tra i capi della Grande Cupola Mondiale, e tra i loro super-mega esperti, avrebbe potuto prevedere come “pericolosa”: le “bufale”, che i tanti “cazzari” che vivono su Facebook e su Twitter producono ogni giorno per sostenere le tesi più folli e più disparate, dalle scie chimiche agli alieni tra noi, dalle macchine per generare uragani a quelle che causano terremoti. E tra esse, ad esempio, hanno avuto una loro emivita piccola ma determinante per allertare l’opinione pubblica americana quelle che riguardavano Hillary Clinton, una delle donne più potenti del mondo, moglie di un ex presidente degli Stati Uniti d’America, espressione diretta della Grande Cupola Mondiale.

E così, mentre tutti i capi di Governi occidentali, colleghi di Cupola, si affannavano a rilanciare dichiarazioni pubbliche di sostegno sperticato per la Clinton, gli americani piccoli piccoli, che avevano come unica fonte d’informazione Facebook, Twitter, Snapchat perché gratis, cominciavano a leggere strane storie sull’ex first lady, storie incontrollabili alle fonti che parlavano di malattie mentali tenute nascoste, di morbo di Parkinson in stato già avanzato, di finanziamenti ricevuti dagli stessi sceicchi che finanziano l’Isis, di intelligenza con potenze straniere arabe, di ordini di stragi di civili in medio oriente…

Un flusso di piccole informazioni incontenibile, a volte verificabili, altre volte no, ma tutte immesse in rete a circolare come virus. Le grandi major del settore del web marketing hanno già analizzato il fenomeno, e stabilito che entrambi i contendenti, Trump e la Clinton, hanno avuto questo genere di presenza “infetta”, ma come hanno dichiarato gli esperti di Buzzfeed, ad esempio, la cosa ha danneggiato molto di più la Clinton di Trump.

Forse perché i “cazzari”, di solito, prendono di mira i più potenti. Non sappiamo.

Ma stranamente, ed è persino imbarazzante dirlo, stavolta il fango della Rete è stato portatore di anticorpi per la democrazia. A presto per altre e più approfondite analisi di questi primi concetti.

 

di Massimo Martini

Roma, 13 luglio 2018

 

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