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Le stragi del 92/93 e l’insabbiamento dell’inchiesta mafia e appalti

La strategia stragista delle mafia, che in molti abbracciano senza fare alcune riflessioni, mi lascia perplesso.

Prima di tutto definire la strategia mafiosa stragista mortifica il lavoro di Falcone e Borsellino, perché? Cercherò di spiegarlo in poche righe: se si vuole eliminare un magistrato non si usa il tritolo ma basta un fucile di alta precisione, anche perché la mafia non poteva non mettere in conto la violenta reazione dello stato.

Poi per i fautori della trattativa dico che se la mafia doveva trattare non poteva farlo con il tritolo, tutti gli stati se attaccati reagiscono violentemente . Quindi? Quindi credo che occorre ripartire dal 16 febbraio 1991. quando, su richiesta di Giovanni Falcone, il generale Mario Mori consegno’ il rapporto Mafia e appalti, N.C/000001/2″P”. Da lì bisogna partire, Falcone sapeva benissimo che quel rapporto avrebbe travolto la mafia sotto il punto di vista economico, si andavano a toccare gli appalti siciliani e da lì si sarebbe arrivati in molte regioni. Quel giorno Giovanni Falcone toccò i santuari economici di mezza Italia.

Dal ministero Falcone continuo a “spingere” la procura di Palermo per continuare l’indagine, alla vigilia della sua nomina a capo della super procura, avvenne l’attentato di Capaci. Stessa sorte accadde a Borsellino quando in una caserma, segreta, decise di riprendere l’indagine Mafia e appalti, dopo una settimana avvenne l’attentato di via D’Amelio. Gli zelanti magistrati palermitani archiviarono in fretta e furia l’indagine è tutto finì. Non ci fu mai una tangentopoli palermitana.

Alla mafia mancava un solo tassello per completare il mosaico , eliminare Il generale Mario Mori, non potendolo fare fisicamente perché la situazione italiana era troppo pericolosa anche per la mafia stessa, ci penso qualcun altro il 27 dicembre 1997 togliendo il Comando del R.O.S. al generale Mario Mori destinandolo al comando di una scuola carabinieri a Roma. Cerchio chiuso, poi i dietologi possono dire tutto, ma questo è il mio pensiero.

di Massimo Martini

Roma, 4 novembre 2017

 

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