La trattativa che non c’è, le quattro domande di Zurlo che imbarazzano Di Matteo

Vincenzo Zurlo

Terminata oggi la requisitoria al processo Stato-mafia. I Pm Vittorio Teresi e Roberto Tartaglia e i sostituti della Procura nazionale antimafia Nino Di Matteo e Francesco Del Bene hanno formulato pesanti richieste per il generale del Ros dei carabinieri Mario Mori, per il generale Antonio Subranni e per il colonnello dell’Arma, Giuseppe De Donno, equiparando chi ha lottato contro la mafia agli altri imputati nel processo, boss del calibro di Leoluca Bagarella e Antonino Cinà. Alle pesanti richieste dei pm, l’autore di Oltre la trattativa risponde con una piccola intervista aperta a Nino di Matteo.

Celebrata oggi l’udienza numero 210 del processo per la trattativa Stato-mafia, iniziato il 27 maggio 2013. Nell’Aula Bunker dell’Ucciardone, davanti alla corte d’Assise presieduta da Alfredo Montalto, molte sono le questioni irrisolte. Le udienze che vedono alternarsi i pm responsabili dell’accusa sembrano ancora ben lungi dal raggiungimento della verità. La narrazione consegnata in questi ultimi 25 anni dal circuito mediatico-giudiziario che vuole accreditare, al di là delle risultanze logiche e indiziarie, l’ipotesi (ardita) di un accordo tra apparati dello Stato (i carabinieri del Ros ed esponenti politici) e i boss mafiosi di Cosa Nostra, continua dunque tra contraddizioni e intrecci, più strumentali che utili a fare chiarezza nel vespaio di menzogne relative alle stragi del ’92 e agli assassinii dei giudici Falcone e Borsellino. La verità, infatti, risiede nell’informativa mafia e appalti: il fascicolo misteriosamente archiviato poco dopo la morte dell’eroe di Via D’Amelio. E’ questa la tesi di Vincenzo Zurlo, sottoufficiale dei carabinieri, laureato in giurisprudenza e specializzatosi in criminologia forense, autore del libro “Oltre al trattativa- Le verità nascoste sulla morte di Paolo Borsellino tra depistaggi e bugie”. Forte dello studio di migliaia di atti giudiziari, Zurlo ha approntato una serie di domande, una piccola intervista aperta al pm Nino Di Matteo, tra i più convinti sostenitori del processo sulla trattativa: “un processo che poggia su gambe di argilla” secondo la definizione dell’autore di Oltre la trattativa, e destinato a un’assoluzione che ne dimostrerà la totale infondatezza.

* Durante la requisitoria ha detto: «Brusca dipinge dunque un quadro in cui manca solo il mediatore. Quello che dice è attendibile». Come mai, se lo ritiene così attendibile, quando a Caltanissetta, in udienza le disse, durante il Borsellino bis: «Borsellino muore per l’indagine su mafia e appalti», non gli crede e non segue mai quella pista investigativa?

* Lei ritiene Riina attendibile nelle intercettazioni in carcere. In una di queste, il defunto capo di Cosa Nostra dice, testualmente, «il papello fu una cosa detta da lui (Brusca, ndr) e studiata da lui, sentimento suo», mentre Lorusso, il detenuto che fa con Riina la socialità, aggiunge: «Ciancimino, padre e figlio, fotocopia di qua e di là… normografo… ha fatto un collage e solo un collage…». Come mai non ne ha tenuto conto?

* Il papello, l’elenco con le richieste che Totò Riina avrebbe fatto allo Stato per fare cessare le stragi mafiose, è stato definito dal gup Marina Petruzzella “frutto di una grossolana manipolazione”, aggiungendo: “Ciancimino lo ha fornito solo in fotocopia senza dare di ciò alcuna motivazione plausibile, posto che la circostanza che si trovasse in cassaforte all’estero non avrebbe impedito la consegna dell’originale”. Siccome è evidente che le fotocopie, con l’uso di carte e inchiostri datati, impediscano l’accertamento delle epoche degli originali, oggetto della copiatura, e siccome Ciancimino, non ha voluto rivelare chi gli avesse spedito il papello dall’estero, le chiedo: da eccelso giurista qual è, imposterebbe un processo su una fotocopia prodotta da un calunniatore?

* Conosce l’art. 358 del c.p.p.? Sicuramente si. Parla dei compiti del pubblico ministero. In una parte recita: “…e svolge altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini.” Siccome durante la requisitoria, non solo non ci ha detto quali sono le prove (ma nemmeno gli indizi o i gravi indizi), a carico; ci racconterebbe dei fatti e circostanze emerse durante le indagini ed il dibattimento, a favore degli imputati?

Grazie, per l’attenzione. Le risposte, cortesemente, le giri al giudice Montalto, presidente della corte d’Assise, a Travaglio, alla Guzzanti ed a tutti quelli che in giro parlano di una trattativa che non c’è.

del dottor Vincenzo Zurlo

Roma, 26 gennaio 2018

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