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Ius soli, il generale Mori: “Ecco perché aiuta i terroristi”

Il generale ed ex comandante dei Ros, Mario Mori: “Una volta che un immigrato diviene cittadino europeo diventa difficilissimo gestirlo “

“Per noi è una fortuna non avere lo ius soli. Una volta che un immigrato diviene cittadino europeo diventa difficilissimo gestirlo anche se manifesta intenzioni eversive”.

Il generale Mario Mori, ex comandante del Ros dei Carabinieri e direttore del Sisde, non usa mezzi termini per analizzare la legge approvata dalla Camera e presto in discussione ala Senato.

In una lunga intervista a Libero, il comandante spiega come l’Italia sia stata per ora preservata dai jihadisti per via di alcune scelte politiche e per la bravura dei nostri servizi di sicurezza. Innanzitutto l’assenza di una immigrazione massiva come accaduto in Francia e Gran Bretagna, poi l’assenza di concentramenti di immigrati nelle città in stile Molenbeck e infine il non aver mai avuto un passato coloniale (e una decolonizzazione traumatica) come accaduto ad altri Paesi europei.

Ma il merito va anche all’assenza di una legge come lo ius soli, che non fa altro che rendere ancor più difficile la gestione del terrorismo islamico. “In Italia ci sono 250mila musulmani con cittadinanza italiana – dice Mori – Si pensi che la Francia, dove i musulmani sono tra il 10 e il 12% della popolazione, ha 12 mila neocittadini considerati potenziali terroristi e 4000 di questi sarebbero pronti a compiere subito azioni criminali. Del resto lo “ius soli” non ha risolto nulla. Nel Regno Unito, dove si è cercata la via del multiculturalismo, il 55% dei musulmani inglesi non si considerano britannici; in Francia, dove si è provata la via dell’ integrazionismo, il 50% dei musulmani residenti preferisce il corano alla Costituzione. Il minimo che si può dire è che alcuni nostri politici hanno scelto il momento meno indicato per proporre una norma come quella dello “ius soli”.

Secondo Mario Mori l’Italia ha “una capacità preventiva unica in Europa. Avendo dovuto fronteggiare terrorismo politico, terrorismo internazionale ma anche diverse associazioni criminali, abbiamo tecniche di prevenzioni assolutamente all’avanguardia. Possiamo dire che la nostra capacità investigativa è un’ eccellenza assoluta in Europa”. Non bisogna però illudersi. Il terrorismo jihadista durerà “ancora a lungo, anche se con forme diverse. La sorte dell’ Isis è segnata e se il califfo al Baghdadi non è ancora morto presto lo sarà. Ma il suo messaggio durerà negli anni. L’idea di aver riproposto il Califfato, ovvero aver dato una missione alle masse diseredate islamiche è stata un’idea vincente e anche se l’integralismo islamico è molto frammentato”.

di 

Fonte Il Giornale

Roma, 29 agosto 2017

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