Interdittive e misure antimafia, un sistema da cambiare

CONTINUANO GLI INCONTRI IN SICILIA DEL PARTITO RADICALE PER ILLUSTRARE LE 8 PROPOSTE DI LEGGE.

Nella suggestiva cornice del parco di Villa Piccolo a Capo d’Orlando il 30 luglio si è tenuto un convegno ( registrato da Radio Radicale)organizzato dalle Camere penali di Patti e Barcellona Pozzo di Gotto. Al centro della discussione, otto proposte di legge di iniziativa popolare del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito “contro il regime”.

A introdurre i lavori il presidente della Camera penale di Patti, l’avvocato Carmelo Occhiuto, che ha ricordato una recente sentenza della Corte Costituzionale ( n° 149/ 2018) che ha sancito: “l’illegittimità costituzionale dell’art. 58- quater, comma 4, della legge n. 354 del 1975, nella parte in cui si applica ai condannati all’ergastolo per il delitto di cui all’art. 289- bis del codice penale che abbiano cagionato la morte del sequestrato”. Ha poi ricordato l’allora presidente del Parco dei Nebrodi e attuale responsabile nazionale legalità del Pd, applaudito nel corso di un convegno per avere concorso alla chiusura di 42 cooperative sulle 44 presenti nel territorio di sua competenza.

Al convegno hanno partecipato anche Pietro Cavallotti e Massimo Niceta che hanno illustrato la proposta di legge di revisione del sistema delle informazioni interdittive e delle misure di prevenzione antimafia. I due imprenditori hanno risposto a chi li accusa di voler cancellare la legge Rognoni– La Torre: “vogliamo invece,come Partito Radicale e come associazione InDifesa, riportare quella legge alla sua purezza originaria,limitando l’eccessiva discrezionalità che le attuali norme consentono”. Oggi basta un semplice sospetto, nemmeno sorretto da riscontri: un indizio non grave, non preciso e non concordante. La proposta di legge prevede la sospensione della misura di prevenzione nell’attesa della sentenza penale e la revoca quando questa sia di assoluzione. Il professore Angelo Mangione, ha ricordato come confisca e prevenzione siano ora estese anche ai corrotti; misure basate sulla logica del sospetto e centrate più sulla pericolosità che sul fatto. Misure che non dovrebbero esistere in uno stato democratico e che, tuttavia, sembrano depotenziate dagli interventi della Cedu e delle Corti di Cassazione e Costituzionale.

Elisabetta Zamparutti, rappresentante italiana al Comitato di prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa, ha presentato la proposta per la riforma del sistema di ergastolo ostativo ( sono 1.200 sul totale di 1.600 ergastolani quelli che non potranno uscire se non dopo aver “offerto” collaborazione) e del regime del 41bis, chiamato carcere duro ma definito dal Comitato: “una forma di pressione fisica e psicologica volta a indurre alla collaborazione, che contrasta con la Costituzione e i trattati internazionali sui diritti umani di cui l’Italia è parte” in pratica, come nel titolo di un libro di Sergio D’Elia e Maurizio Turco “Una tortura democratica”.

Giuseppe Tortora, presidente della Camere Penali di Barcellona Pozzo di Gotto, si è soffermato sulla proposta di modifica dell’art. 143 del T. U. Enti Locali; sullo scioglimento dei Comuni per mafia: emblematici i casi di Scicli e di Vittoria, preceduti da campagne di stampa. Rita Bernardini ha ripreso un articolo del 17 lug 1944 di Luigi Einaudi: “Dove non esiste il governo di sé stessi, dov’è la democrazia? ” e ha ricordato al ministro Salvini che la Lega appoggiò la campagna “einaudiana” lanciata nel 1992 da Marco Pannella per l’abolizione dei prefetti. Rocco Abruzzese, segretario della stessa Camera penale, ha sostenuto la proposta di abolizione degli incarichi extragiudiziali dei magistrati.

Molti hanno sottolineato la necessità che il Partito Radicale raggiunga l’obiettivo dei 3.000 iscritti; diversamente, ha sottolineato il professor Antonio Matasso, l’unica voce che non si conforma acriticamente ai sondaggi mantenendo nel paese la fiammella dello stato di diritto sarà spenta. Una voce che parla di giustizia senza paura dell’impopolarità e che propone di combattere la criminalità organizzata senza distruggere l’economia già fragile dell’isola. Per dirla con Sergio D’Elia ( e con Leonardo Sciascia) la mafia non si combatte con la“terribilità” ma con il diritto.

DI EMILIANO SILVESTRI

Fonte Il Dubbio

Roma, 3 agosto 2018

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