Ingroia, nuovi “guai” in vista Possibile danno da 443 mila euro

C’è un’indagine contabile parallela a quella penale che ha portato al sequestro.

I “guai” per Ingroia potrebbero non essere finiti con il sequestro da 150 mila euro.L’inchiesta penale per peculato nasce da quella contabile ancora in corso.

È stata, infatti, la Procura regionale della Corte dei Conti a delegare i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo a indagare su Sicilia e-Servizi. In particolare, per “accertare eventuali ipotesi di responsabilità contabili ascrivibili a Ingroia Antonio in relazione alla liquidazione di compensi e indennità che quest’ultimo avrebbe percepito in qualità di liquidatore e amministratore della società”. Sul tavolo dei pm contabili è finita un’informativa le cui conclusioni vengono anticipate dalle parole del giudice per le indagini preliminare Marcella Ferrara che ha sequestrato in beni di Ingroia fino alla quota di 151 mila euro.

A tanto ammonterebbe la cifra fra indennità e note spese che non avrebbe potuto percepire. Il gip scrive che l’indagine contabile “si è conclusa con l’accertamento di un danno erariale di euro 443 mila attribuibile a Ingroia”. È ipotizzabile che i magistrati contabili, dovendo accertare la presenza del presupposto della colpa, siano andati oltre i colleghi del penale cui spetta l’onere di accertare l’eventuale dolo commesso. Il sequestro penale ha riguardato il solo 2013, nonostante l’inchiesta copra un periodo molto più ampio. In effetti per gli anni più recenti non era più in vigore la norma precedente sugli stipendi che Ingroia avrebbe violato.

La finanziaria del 2006 in tema di spending review stabiliva che nelle partecipate il compenso lordo annuale per il presidente non potesse superare l’80 per cento delle indennità spettanti al sindaco del comune capoluogo, in questo caso Palermo. Ed ancora: “Resta ferma la possibilità di prevedere indennità di risultato solo nel caso di produzione di utili e in misura ragionevole e proporzionata”.

Nel 2008 la legge è stata modificata: lo stipendio (nel caso di Ingroia ammontava a 50 mila euro) è sceso al 70% e spariva il passaggio sulla “ragionevolezza”. La prevista e possibile indennità non deve superare “il doppio del compenso omnicomprensivo lordo”. La partita si gioca sul fatto che la ragionevolezza potrebbe essere solo sparita nelle parole: l’indennità di risultato, dunque, dovrebbe essere sempre “proporzionata”. Il dubbio potrebbe avere fatto venire meno il dolo nell’azione di Ingroia, ma non la colpa. Da qui la contestazione più onerosa in sede contabile. Questo vuole dire che l’ex potrebbe presto ricevere un invito a dedurre.

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Fonte Live Sicilia

Palermo, 17 marzo 2019

 

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