I no vax sono figli della scuola del “tutti promossi”

Il diritto allo studio è stato frainteso per diritto alla promozione. E così facendo c’è stato chi, orecchiando nozioni e maturando la presunzione di saperne, non è più stato in grado di distinguere fra se stessi e un luminare.

Bisognerà poi affrontare seriamente la questione del rapporto fra antivaccinismo e diritto allo studio, in termini però diametralmente opposti a quelli abituali. La questione non è se i figli dei no-vax debbano o meno fruire regolarmente dell’istruzione pubblica; la questione è che i loro genitori sono diventati antivaccinisti nonostante abbiano fruito di quella stessa istruzione, o forse proprio per questo.

 

In maniera tipicamente italiana, negli scorsi decenni il diritto allo studio è stato frainteso per diritto alla promozione, alla sufficienza tirata, all’infarinatura approssimativa: di modo tale che, orecchiando nozioni e maturando la presunzione di saperne, costoro non sono più stati in grado di distinguere fra se stessi e un luminare. Paradossalmente, sarebbe stato meglio se fossero rimasti del tutto ignoranti: mentre l’ignorante si arrende di fronte a ciò che non conosce ed è necessariamente portato a dover fidarsi del medico, dell’insegnante, del prete, il semicolto si reputa al pari di queste figure autorevoli perché mastica la loro stessa lingua, rimescolandola in un pastiche insensato ma che vibra sulle medesime note e lo illude di aver voce in capitolo. L’ignoranza, diceva Oscar Wilde, è un frutto delicatissimo, che appena sfiorato marcisce.

Fonte Il Foglio

Roma, 14 agosto 2018

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