«Ho perso le elezioni e mi dimetto. Ma il trionfo di Davigo…»

INTERVISTA A ROBERTO CARRELLI PALOMBI, SEGRETARIO DI UNICOST. «L’EX PM DEL POOL DI MILANO HA BENEFICIATO DI UNA STAMPA COMPLETAMENTE SCHIERATA. QUESTO HA SICURAMENTE INFLUITO SUL RISULTATO FINALE»

«Ho perso e mi dimetto Ma Davigo ha vinto “ sparando” sul Csm».

«Ho presentato le dimissioni da segretario generale appena terminato lo spoglio per il collegio di legittimità. Il nostro candidato è stato distaccato di 808 voti da Davigo». Nessuna scusa: dopo le elezioni perse al Csm, RobertoCarrelli Palombi, presidente del Tribunale di Siena e segretario generale di Unicost, è convinto che le sue «dimissioni siano l’unica possibilità».

Ma è anche convinto che la vittoria di Davigo sia frutto di una campagna mediatica senza precedenti.

«Abbiamo perso le ultime elezioni per il rinnovo della componente togata del Consiglio superiore della magistratura. Credo che le mie dimissioni siano l’unica reazione possibile», dichiara Roberto Carrelli Palombi, presidente del Tribunale di Siena e segretario generale di Unicost, la corrente di centro della magistraturaassociata.

Presidente, il suo è un gesto forte. E Unicost è pur sempre il primo gruppo nel collegio del merito con 2504 voti.

Ho presentato le dimissioni da segretario generale appena terminato lo spoglio per il collegio di legittimità. Il nostro candidato, il sostituto procuratore generale presso la Cassazione, Carmelo Celentano, non è stato eletto, distaccato di 808 voti dal primo degli eletti, il presidente Piercamillo Davigo.

Abbiamo perso circa 800 voti rispetto alle elezioni per il Csm del 2014 con riguardo al componente di legittimità, quando era stata eletta la consigliera Maria Rosaria Sangiorgio ed altrettanti 800 voti rispetto alle lezioni Anm 2016 all’esito delle quali Unicost risulto il gruppo di maggioranzarelativa facendo crescere i propri consensi. La mia vuole essere un’assunzione di responsabilità. L’ultima parola sul mio futuro da segretario spetta comunque al Comitato ristretto del gruppo.

Sommando i risultati dei candidati di Unicost del collegio del merito emerge una differenza di circa 790 voti con quello della Cassazione. Come spiega questo risultato?

Questo è il frutto avvelenato della pessima legge elettorale per l’elezionedei togati.

In che senso?

Con un collegio unico nazionale è molto difficile per il candidato della Cassazione farsi conoscere da tutti i magistrati d’Italia. Il dottor Celentano, che era un ottimo candidato, ha fatto in questa campagna elettorale tantissimi incontri con i magistrati. E’ andato ovunque: dal Piemonte alla Sicilia. Ma puoi fare tutti gli incontri che vuoi; se, ad esempio come al Tribunale di Roma, si presentano 50 magistrati su 500, non è facile illustrare il tuo programma ai potenziali elettori. Nel collegio del merito, dove i candidati sono più legati al territorio, è diverso, nel senso che è più diretto il contatto fra il candidato e l’elettore.

Ciò vuol dire che i magistrati devono votare il candidato della Cassazione essenzialmente sulla fiducia? E’ la corrente che deve garantire per lui?

Esatto. Ma in un momento come questo, di disaffezione generale per il Csm, con il voto i magistrati hanno voluto mandare un segnale.

Al Csm uscente vengono rimproverati diversi errori, in particolare

in tema di nomine dei capi degli uffici. Concorda?

Guardi, criticare il Csm in questo momento è molto facile. E’ inutile continuare a dire che tutto è andato bene. Alcune nomine non sono state comprese dai magistrati. E su queste, una corrente in particolare, ci ha fatto la campagna elettorale.

Si riferisce ad Autonomia& Indipendenza, la corrente appunto di Davigo?

Certo.

Davigo ha preso 2522 voti. Quasi un plebiscito. Molti organi d’informazione avevano apertamente appoggiato la sua candidatura. Qual è la sua opinione?

E’ innegabile che Davigo ha avuto un traino fortissimo da parte dei media. A memoria non ricordo un candidato al Csm che abbia beneficiato di una stampa così schierata. Questo, unito al disagio di molti magistrati, ha sicuramente influito sul risultato finale.

Il voto per A& I è un voto di protesta?

E’ sicuramente un voto sulla persona. Tutti conoscono Davigo. I voti per i candidati di A& I nel collegio del merito sono stati solo 975.

Come si può invertire la rotta?

Il Csm deve tornare ad essere il presidio dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati. In questi anni c’è stata troppa distanza con la base della magistratura.

di GIOVANNI M. JACOBAZZI

Fonte Il Dubbio

Roma, 18 luglio 2018

 

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