Fiammetta Borsellino rilancia: «Ci sono anomalie gravissime, bisogna andare avanti»

LA FIGLIA DEL GIUDICE, AI MICROFONI DI “LA RADIO NE PARLA”, SOLLEVA DUBBI SULL’ATTIVITÀ INVESTIGATIVA E PROCESSUALE SULL’ECCIDIO DI VIA D’AMELIO.

«La famiglia Borsellino ha domande da fare e chiede risposte. E non c’è luogo più legittimato della commissione regionale antimafia per raccogliere le preoccupazioni e le pretese di verità dei familiari del giudice». Ad annunciarlo è il presidente dell’Antimafia siciliana Claudio Fava, invitando Fiammetta Borsellino, la figlia del giudice ucciso 26 anni fa in via D’Amelio, alla commissione per ascoltare le sue richieste relative alla voglia di far chiarezza sui magistrati che hanno avallato la versione del falso pentito Scarantino che costarono la condanna al 41 bis di persone innocenti. Come annunciato da Fava, la figlia di Borsellino sarà sentita dalla commissione antimafia il 18 luglio. Data non casuale, perché il giorno dopo ricorre l’anniversario dell’eccidio. «Noi intendiamo farci carico di queste domande e vedere quale possa essere il ruolo della commissione su una vicenda che interroga la coscienza del Paese», spiega Fava. «Ci sono due fatti che considero importanti, – continua il presidente dell’antimafia siciliana – il primo è che ci sono le motivazioni della sentenza del processo Borsellino quater che ci dicono come intorno a questa vicenda c’è stato un ‘ furto’ di verità perpetrato per 25 anni e che tutto questo è avvenuto in Sicilia. Il secondo fatto è che la famiglia Borsellino ha domande da fare e chiede risposte e noi intendiamo farci carico di queste domande e vedere quale possa essere il ruolodella commissione in una vicenda che interroga la coscienza dell’Italia».

All’indomani delle motivazioni del Borsellino Quater, Fiammetta aveva spiegato che «queste motivazioni non sono un punto d’arrivo, ma di partenza. Bisogna andare avanti processualmente per accertare le responsabilità di chi ha commesso i reati, ma anche dei magistrati che controllavano e coordinavano le indagini». Ma non si è fermata e l’altro ieri, durante la trasmissione radiofonica La Radio ne parla di Rai Radio1, ha rilanciato

la sua richiesta di approfondimenti «sulle anomalie gravissime, che hanno configurato l’attività investigativa e processuale di magistrati, su cui bisogna fare degli accertamenti. Mi riferisco – spiega Fiammetta – ad Anna Maria Palma, oggi all’apice della sua carriera insieme a Carmelo Petralia». Ma non solo. Poi tira in ballo nuovamente il pm del processo trattativa Stato- mafia, Nino Di Matteo, sottolineando che «era stato incaricato proprio da Tinebra, di rivedere le posizioni di Scarantino». Poi aggiunge: «Addirittura diresse ben cinque colloqui con Scarantino e non evidenziò alcuna contraddizione». Fiammetta Borsellino, infine, sempre a Radio 1, denuncia la mancata deposizione processuale di un importante confronto: «Una cosa importantissima che avrebbe potuto far crollare subito il processo, fin dagli inizi, fu il confronto tra Scarantino, Cancemi, Santino Di Matteo e La Barbera. Lì Scarantino fu letteralmente umiliato da Cancemi: questi si mise addirittura in ginocchio di fronte ai magistrati Petralia, Palma, Di Matteo e Giordano, chiedendo di non credere a Scaranti-no… ma quel confronto non fu mai depositato in dibattimento. E questo è di una gravità inaudita».

di DAMIANO ALIPRANDI

Fonte Il Dubbio

Roma, 5 luglio 2018

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