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IL DOTT. DI MATTEO E IL CULTO DEL CAPESTRO

Andrea Mercenaro, su Il Foglio, a proposito della legge di modifica al giudizio abbreviato, (approvata in prima lettura alla Camera), non più accessibile quando si proceda, fra l’altro, per omicidio o violenza sessuale (bando alla “rubriche” politically correct, come “atti sessuali”), volendo opportunamente stigmatizzare anche la scelta della cd destra parlamentare leghista, ha scritto di “legge padanian-capestro”. Forza Italia si è astenuta, ma l’alleanza con simile soggetto politico rimane integra.

Ora, per non farci mancare niente, nella celebrazione ecumenica del Capestro, dalla maggiore alla minore misura (o, forse, le proporzioni sono all’inverso), a Mezzogiorno, il Consiglio Comunale di Genova, già Città medaglia d’oro della Resistenza, ha votato, all’UNANIMITA’, il conferimento della cittadinanza onoraria al dott. Antonino Di Matteo: perchè “ha indagato sulle stragi di mafia” e altro (minacce di morte affermate come fossero di Riina, ma in effetti inventate dal Fatto Quotidiano).

Nonostante le dilanianti critiche mosse da Fiammetta Borsellino, per lo meno, suggerissero se non pudore, almeno cautela: nell’intestare alle nominate conduzioni investigative, proprio quel merito.

Ma ormai sembra che, di fronte al Principato dell’Indagine (meglio se Antimafia), quella del maggiordomo, se non dello sguattero, sia la veste prediletta della Rappresentanza politica: quale che sia il grado o l’occasione in cui è chiamata ad esprimersi: cioè, a genuflettersi.

Fatti e Memorie, giacciano pure sullo sfondo.

di Fabio Cammalleri

Roma, 2 dicembre 2017

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