DI PIETRO – «Il ministero non ha vigiliato»

IL LEADER GRILLINO INSISTE: «TOGLIAMO LA CONCESSIONE A BENETTON». MA LA LEGA: «INTANTO PAGHI LE VITTIME».

DOPO AVER APPOGGIATO LA LINEA DURA DEI “SOCI” DI GOVERNO GRILLINI, IL MINISTRO DELL’INTERNO HA PROVATO AD APRIRE UN DIALOGO TRA GOVERNO E AZIENDA: «PRIMA RISARCISCA LE VITTIME, IL RESTO SI VEDRÀ».

«Nel crollo del ponte Morandi c’è una responsabilità grossa quanto una casa da parte del concessionario e c’è anche una responsabilità anche da parte del concedente, e cioè del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti». Parole e musica di Tonino

Di Pietro, ex pm e, soprattutto, ex ministro delle infrastrutture. Per Di Pietro Salvini è un furbo e i 5Stelle che attaccano a testa bassa sono ingenui.

Ora è caccia al colpevole. A quattro giorni esatti dal crollo del ponte Morandi, e con i vigili alla disperata ricerca di un segno di vita che arrivi dalle macerie, lo scontro politico raggiunge toni altissimi e asprissimi La prima bordata arriva dal leader dei 5Stelle Luigi Di Maio che prende di mira la famiglia Benetton, proprietaria, di fatto, di Autostrade per l’Italia e prima responsabile, secondo il ministro grillino, del crollo di venerdì scorso: «Gli italiani devono sapere la verità e in questo non li aiuteranno i giornali visto che tra gli azionisti di quelli principali troviamo i Benetton. È vergognoso, ad esempio, che la parola “Benetton” non compaia mai mentre tutti danno addosso al MoVimento e in particolare a Beppe Grillo che viene accusato di essere il responsabile del crollo: roba da mentecatti». E in effetti, mentre il ministro Di Maio attacca frontalmente Benetton e Renzi, in rete gira vorticosamente il video del 2013 in cui Grillo – nella sua battaglia contro la costruzione della “Gronda”, la nuova tangenziale che avrebbe permesso di bypassare il ponte – parlava della «favoletta del ponte Morandi», rassicurando sulla sua tenuta.

Un nervo scoperto che ha mandato in fibrillazione per tutto il week end il Movimento 5Stelle il quale ha poi deciso di alzare il tiro e il livello dello scontro contro Autostrade e Renzi. L’accu- sa contro l’ex premier dem è quella di aver preso finanziamenti proprio dalla famiglia Benetton: «Renzi dice che Benetton non ha finanziato il Pd nè la Leopolda. Non dice niente delle altre fondazioni legate a doppio filo col suo partito. La sua parola per gli italiani vale zero. Uno che vergognosamente compra un aereo gigante inutile sprecando i soldi degli italiani e che aveva detto che si sarebbe ritirato dalla politica dopo la vittoria del no al referendum e che oggi siede sulla poltrona da senatore non ha nessuna credibilità». Replica di Renzi: «Chi come Luigi Di Maio dice che il mio Governo ha preso i soldi da Benetton o Autostrade – puntualizza – è tecnicamente parlando un bugiardo. Se lo dice per motivi politici invece è uno sciacallo».

Ma al di là delle schermaglie politiche, la vera battaglia si gioca sul tavolo delle concessioni. Il premier Conte e i due ministri grillini, Di Maio e Toninelli non vogliono mollare la presa e andare dritti verso la revoca, senza penali, della concessione ad Autostrade. Da parte sua la controllata della famiglia Benetton ha prima fatto sapere di aver sempre pagato le tasse in Italia: «Nel 2017 Atlantia ha pagato imposte per 632 milioni di euro», e poi si è offerta di ricostruire il ponte in sei mesi. Non solo, Autostrade ha anche fatto sapere di voler tutelare i propri azionisti contro quello che appare come un vero e proprio attacco speculativo: ieri in borsa ha bruciato 4,85 miliardi di euro di capitalizzazione in seguito al crollo del

titolo in piazza Affari.

Ma la novità arriva da Salvini. Dopo aver appoggiato la linea dura dei “soci” di governo grillini, il ministro dell’Interno ha provato a mediare tra governo e azienda: «Da Autostrade puntiamo ad ottenere, nell’immediato, fondi e interventi a sostegno dei parenti delle vittime, dei feriti, sei 600 sfollati e della Comunità di Genova tutta, anche in termini di esenzione dai pedaggi.

Di tutto il resto parleremo soltanto dopo». Insomma, secondo il ministro dell’Interno ora Autostrade deve mettere mani al portafogli.

di GIACOMO LOSI

Fonte Il Dubbio

Roma, 17 agosto 2018

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