Di Matteo blinda la procura di Caltanissetta

LIA SAVA NOMINATA CAPO DELLA PROCURA SICILIANA.

LA MAGISTRATA ERA NEL POOL COORDINATO DALL’ALLORA AGGIUNTO DI PALERMO INGROIA. E ORA VEDRÀ TRANSITARE I FASCICOLI DEGLI EVENTUALI REATI COMMESSI DAI PM DEL CAPOLUOGO SICILIANO.

Con un plebiscito, 22 voti su 23, Lia Sava è stata nominata questa settimana dal Plenum del Consiglio superiore della magistratura nuovo procuratore generale di Caltanissetta. Prende il posto di Sergio Lari. Il magistrato, attuale aggiunto presso la Procura nissena da circa cinque anni, ha sbaragliato il procuratore generale di Campobasso Guido Rispoli, candidato di minoranza. Per lui, nonostante avesse svolto per diversi anni le funzioni direttive di primo e secondo grado, essendo stato anche procuratore a Bolzano, il solo voto del togato di Autonomia& Indipendenza Aldo Morgigni.

Sava si è sempre occupata di criminalità organizzata di stampo mafioso. Oltre ad aver indagato sulle stragi del 1992 la toga siciliana, prima di essere trasferita a Caltanissetta, era nel pool coordinato dall’allora aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, sostituito poi da Vittorio Teresi, che avviò le indagini sulla “trattativa Stato- mafia”. Con lei anche i pm Francesco Del Bene e Nino Di Matteo. Cinque magistrati aderenti al cartello delle toghe progressiste, riconducibili sotto l’attuale denominazione di Area- Magistratura democratica. Da Caltanissetta Sava adesso“controllerà” doppiamente l’operato dei suoi excolleghi palermitani. Sotto il profilo strettamentepenale, in quanto la Procura nissena è competente ad indagare sui reati eventualmente commessi dai magistrati del capoluogo siciliano. Ed esercitando il potere dell’avocazione,recentemente oggetto di una profonda riforma del ministro della Giustizia Andrea Orlando che ne

ha ampliato l’ambito di operatività, delle indagini preliminari per mancato esercizio dell’azione penale da parte dei pm.

Tornando invece all’associazionismo giudiziario, non solo i magistrati requirenti del procedimento sulla trattativa erano nell’orbita delle toghe progressiste, ma anche i giudici “chiave” che hanno poi gestito la fase del processo sono stati esponenti di Magistratura democratica, rivestendo cariche in seno alla corrente. Come appunto il gup Piergiorgio Morosini, il giudice che nel 2013 rinviò a giudizio, tra gli altri, l’ex ministro Nicola Mancino e gli ufficiali dell’Arma Antonio Subranni e Mario Mori, già segretario nazionale di Md prima di essere eletto al Csm nel 2014. E, più di recente, anche il presidente della Corte d’Assise Alfredo Moltato che ha pronunciato la sentenza di condanna risulta simpatizzare per il cartello progressista della magistratura associata.

di GIOVANNI M. JACOBAZZI

Fonte Il Dubbio

Roma, 11 maggio 2018

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