DI MAIO: ALLUSIONE E SOTTOMISSIONE

Ha detto l’On. Di Maio, l’altroieri a “Otto e 1/2”: “Ho incontrato esponenti delle forze dell’ordine che hanno condotto una grande inchiesta, che non possiamo dire, ma che è arrivata alla ribalta nazionale. Dopo quell’indagine il loro nucleo è stato smembrato, e sono stati mandati a portare la carta igienica alla scuola ufficiali”.

Trattandosi di carte false (“prove costruite”, nella locuzione del Maggiore Scafarto), il loro transito, dalla pattumiera d’origine allo sciacquone di destinazione, in effetti, pare opportunamente assicurare una coerente continuità di impiego.

Semmai, sembra che l’On Di Maio, pur rimanendo su questo stesso piano, diciamo, di cruda essenzialità, potrebbe ugualmente porsi, e porre, alcuni quesiti complementari:

-perché, per decisione di alcuni magistrati, fra gli “smembrati”, non sono stati infine compresi quegli altri magistrati che ebbero il coordinamento delle indagini, quando esse giunsero “alla ribalta nazionale” (nè Il Fatto Quotidiano, nonostante la parte in commedia);

-e perché è stato compreso, invece, un Ufficiale dei Carabinieri, che non ha mai avuto il merito di svolgere indagini su Consip: avendo avuto, in compenso, il demerito di arrestare Salvatore Riina;

-o perché, un altro magistrato, la Procuratrice della Repubblica di Modena, nonostante avesse rivelato, innanzi all’ “Organo di autogoverno dei magistrati”, condotte “esagitate” di quei carabinieri, non tenne informato il Procuratore Generale, titolare dell’azione disciplinare anche per la Polizia Giudiziaria;

-e perché i verbali secretati di quella deposizione, inviati dal Consiglio Superiore alla Procura di Roma per posta elettronica certificata, furono dettagliatamente leggibili su Repubblica, a poche ore dalla loro ricezione. Pur risultando altamente improbabile una “falla” esterna a tali mittente e destinatario: considerate proprio queste formali cautele. Quasi un’esibizione. Se fosse stato, allora, di nuovo: perché?

Ma, probabilmente, l’On. Di Maio non dispone della libertà morale per porre simili domande. O della intelligenza, politica, o d’altro genere. O di entrambe.

O siamo di nuovo in campagna elettorale. E, se possibile, sarebbe ancora peggio.

di Fabio Cammalleri

Roma, 7 maggio 2018

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