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Detenuti sfregiati in volto: dalle relazioni della Penitenziaria l”antimafia ipotizza una guerra in corso in carcere

Potrebbe esserci in atto una guerra tra cutresi nei carceri dell’Emilia Romagna. Questa è l’ipotesi, per molti aspetti inquietante, alla quale stanno lavorando i magistrati della Dda di Bologna dopo l’accoltellamento di due detenuti, sfregiati al volto, avvenuti nelle ultime settimane. Uno nel carcere di Reggio Emilia, l’altro al Dozza di Bologna. Per gli inquirenti sta accadendo qualcosa di preoccupante dietro le sbarre, perché protagonisti e vittime di questi episodi sono tutti imputati nei due processi scaturiti dall’operazione “Aemilia” contro la Cosca Grande Aracri di Cutro.

A questo si aggiunge il fuoco appiccato a Steccato di Cutro a casa di Giuseppe Liperoti, uno dei tre pentiti di “Aemilia”, gli altri due sono Giuseppe Giglio e Antonio Valerio. Gli inquirenti hanno cercato di ricostruire gli episodi, mentre sono in corso il processo d’Appello per i riti abbreviati e quello di primo grado per il rito ordinario. Il primo agguato in carcere è accaduto a Reggio Emilia nello scorso giugno. Secondo la ricostruzione fatta, Gianni Floro Vito avrebbe sfregiato al volto Gabriele Valerioti, anch’egli detenuto. È stato dopo questo episodio che la Direzione distrettuale antimafia di Bologna ha ordinato alla Polizia Penitenziaria una perquisizione nelle celle. Perquisizione effettuata il 27 giugno scorso e nel corso della quale sono stati rinvenuti diversi coltelli artigianali (si parla di sei) che erano nella disponibilità di Gaetano Blasco, Palmo e Giuseppe Vertinelli, Gabriele Valerioti, Vincenzo Mancuso, Antonio Muto (classe’55) e Antonio Muto (classe ’78). Tutto questo è emerso dalla relazione del comandante degli agenti di polizia penitenziari depositata l’altro ieri al processo.

L’altro episodio è avvenuto sabato nel carcere di Bolgona dove sono detenuti gli imputati in attesa della sentenza di Appello col rito abbreviato. Francesco Frontera, condannato in primo grado con a 8 anni e 10 mesi, è stato sfregiato al volto. L’autore sarebbe il suo coetaneo Roberto Turrà, condannato a 9 anni e 6 mesi nello stesso processo. Frontera ha avuto sette punti al volto, tagli alle braccia e all’addome che i medici hanno valutato in una prognosi di 15 giorni.

Fatti gravi secondo la DDA di Bologna che potrebbero significare anche uno sfaldamento della cosca e una guerra intestina forse già iniziata.

Secondo il linguaggio simbolico ‘ndranghetista, che riprende spesso la brutalità dell’inquisizione, la faccia tagliata o sfregiata è un segno di infamia tra i mafiosi, ed era appunto la tortura che la Chiesa infliggeva agli eretici.

crotonenews.com

Roma, 20 luglio 2017

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