DAVIGO E GLI ALTRI

Il dott. Davigo ieri è stato eletto al CSM con 2522 voti, su 8010. Per semplici ragioni statistiche, si puó affermare che la maggior parte dei suoi colleghi-elettori sono più giovani di lui. Sicchè, è stato espresso un consenso di valore identitario e programmatico. E che sgombra il campo da ogni corrivo riduzionismo personalistico.

2520 magistrati, di merito, di legittimità, requirenti, giudicanti, tornando da domani alle loro funzioni, avvieranno indagini, decideranno su imputazioni, scioglieranno questioni di diritto, avendo aderito ad “un’idea di giurisdizione” costituzionalmente equivoca.

È stato infatti equivoco affermare un inesistente “valore endoprocessuale” della presunzione di non colpevolezza; equivoco, e liminare al sovversivismo di piazza, additare le istituzioni elettive nel loro complesso (“i politici”, nella cedevole e ammiccante cadenza tribunizia), come “coloro che continuano a rubare, ma non si vergognano più”, è così via. È noto.
Anche perché, queste e ulteriori similari proposizioni sono state ribadite in una sorta di Manifesto, il pamphlet “Giustizialisti” (Marzo 2017, Edizioni Paper First, di proprietà de Il Fatto Quotidiano), scritto a quattro mani con il dott. Ardita, anch’egli candidato nello stesso partito togato del dott. Davigo.

Tale adesione inequivoca ad una teoria e ad una prassi della giurisdizione certamente equivoche, dovrebbero invece esse suscitare, se non vergogna, per lo meno imbarazzo istituzionali.

È, per così dire, una Grundnorm che dovrebbe sostenere ogni legittima ostilità (non “opposizione”: perché l’art. 27 Cost. è la reale “prima norma” della Costituzione) verso qualsiasi provvedimento assunto, da uno qualsiasi di questi magistrati. In quanto portatore sano di una fondamentale ed ineliminabile insania culturale e giuridica. Naturalmente, non accadrà: ci saranno convegni, e altre forme di autocelebrazione della sterilità politica e civile del Diritto di Difesa. Che è “la” Libertà Politica: dalla Magna Cartha Libertatum in poi (come dicevo).

Ma non sono solo quelli odierni i vincitori. Perché accanto ad essi, ci sarà la forza nascosta degli altri “eletti”, e degli altri “elettori”: che, chiuse le urne, si disporranno ad una qualche forma di dialogo, di convivenza. Essendo la Regola Aurea: “tutti per uno, uno per tutti”.

D’altra parte, senza questa compattezza di fondo, non sarebbero stati possibili nè la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo; nè i Processi Borsellino I e II; nè le indagini Consip, solo per esemplificare. Ma, ecco il punto: senza che “Il Corpo Mistico della Magistratura”, in nessun caso, abbia saputo mettere capo ad altro, che ad una nuova ragione di trionfo per sè stesso: vedete, noi, sì che “ci” facciamo i processi, non siamo come “quegli altri”.

E in questo svolazzare di carte inutili, di neoscolasticismo, rameggiante fra “penalmente rilevante” o “rilievo disciplinare”, l’unico errore degno di destituzione, sembra sia stato quello che ha visto elevare una magistrata alle soglie della pensione al rango sacrificale: impura lei, puri tutti gli altri (rammento che il “disordine economico” della faccenda “Prevenzione Antimafia a Palermo” aveva, a cifre dell’Agenzia Nazionale Beni Confiscati, un sostrato di circa 15 miliardi di euro; e si è a lungo discettato, dentro e fuori le aule, di forniture di pesce non pagate, di TAC a scrocco et similia).

Come se distruggere “funzionalmente” la vita di un uomo non fosse ragione sufficiente, per una definitiva “neutralizzazione” di chi ha trasformato un potere regolato dalla Legge in un ordigno legalistico di annichilimento; o tenere sotto scacco un Governo ed una maggioranza legittimi, possa trovare “il giusto compenso” nelle frizioni dominicali fra due o più Principati Procuratorii (“Roma-Napoli”, l’ultimo “derby”: secondo una “prassi della devianza supplente”, e della “Pantomima del Conflitto” che, alla fine dei giochi, lascia tutti lì, come da ormai quasi trent’anni).

O come se non fosse già per sè costituzionalmente canceroso terrorizzare con il “fantasma del sospetto preventivo” intere categorie di imprenditori: di fatto, “disumanizzate”, per prossimità geografica o sociale, in termini non dissimili dalle liquidazioni su base “razziale” o “di classe”, storicamente analoghe; o, ancora, maledire chi ha tolto le castagne dal fuoco stragista all’intera Repubblica.

E così le cose seguiteranno ad andare (cioè, a non andare) fino a quando, nella valutazione dell’universo “Processo”, per far ricorso ad una formula, la parola “imputato” (o altro “nomen iuris”) non verrà sostituita con “uomo”: semplicemente. Chiamando le “assoluzioni” che si prendono un’intera esistenza, e lasciano la sua ombra a sgravare pessime coscienze, come meritano: imposture, inganni.

Perciò, il dott. Davigo non è “Davigo”; è l’Italia che seguita a festeggiare il suo perniciosissimo stato confusionale.

Per il 19 Luglio, anniversario di Via D’Amelio, la compagine di questo CSM sarà completata con l’elezione dei membri cd “laici”, a voto del Parlamento.

di Fabio Cammalleri

Roma, 12 luglio 2018

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