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Dalle Ong al piano Minniti. Ecco perché il Papa benedice la stretta sugli immigrati

Dietro la svolta di Bergoglio gli scandali che hanno travolto le organizzazioni e la visita in Vaticano del ministro. La sponda con il presidente della Cei.

Roma Una svolta inaspettata, un cambio di rotta nel segno della prudenza, che aveva preso forza nel pieno delle polemiche estive, con Papa Francesco informato in tempo reale sullo scandalo delle Ong e sulla situazione sempre più esplosiva di numerose città italiane.

Sono questi alcuni degli elementi che hanno portato alla sterzata di Bergoglio sul tema dei migranti, con una «benedizione» a Gentiloni, anche dopo il pressing governativo arrivato in Vaticano subito prima di Ferragosto.

Pochi giorni fa, sul volo di ritorno dalla Colombia, Francesco ha parlato, per l’ennesima volta, chiaramente: ok all’accoglienza ma sia fatta con prudenza, soltanto se i numeri lo permettono: «Un governo deve gestire questo problema», ha detto il Papa, «con la virtù propria della prudenza. E dunque, primo: quanti posti hai. Secondo: non solo accoglierli, ma anche integrarli. Ho visto esempi in Italia di integrazione bellissima». Parole molto diverse rispetto al passato. E che non sono arrivate a caso: il Papa argentino, molto sensibile al tema dei migranti, ha voluto prendere una posizione più netta dopo esser stato informato su quanto stava accadendo, tra luglio e agosto, in mare tra la Libia e l’Italia. I suoi più stretti collaboratori, lo avevano, infatti, avvisato degli scandali che hanno coinvolto alcune Ong, spiegandogli che a farne le spese, alla fine, erano proprio gli immigrati. «Francesco ha sempre tenuto la sua linea, ma ha anche adeguato le sue parole al cambio degli scenari internazionali sul tema migratorio; si veda quanto successo in Ungheria o in altri Paesi dell’Est», confida uno dei cardinali più vicini al Pontefice.

Dopotutto, Francesco, si era già reso conto che la questione dei flussi migratori stava rovinosamente precipitando quando, il 1° novembre del 2016, di ritorno dal viaggio apostolico in Svezia, aveva apertamente detto, senza giri di parole: «I governanti devono essere molto aperti a ricevere i migranti ma anche fare il calcolo di come poter sistemarli, perché non solo a un rifugiato lo si deve ricevere, ma lo si deve integrare. Non è umano chiudere le porte, non è umano chiudere il cuore, e alla lunga questo si paga, si paga politicamente come anche si può pagare politicamente una imprudenza nei calcoli, ricevere più di quelli che si possono integrare». Parole che il Papa ha ripetuto più volte nel corso dell’anno e che ha voluto ribadire anche qualche giorno fa, sull’aereo papale proveniente da Bogotà.

Ma un tassello fondamentale per la svolta di Francesco è stata anche la visita riservata compiuta dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, in Vaticano, nel mese di agosto. Il responsabile del Viminale, aveva incontrato le alte gerarchie vaticane per spiegare le motivazioni dietro al suo piano sull’immigrazione e le nuove regole per le Ong. Piano che ha ricevuto sottotraccia anche il placet della Santa Sede, dopo un parere positivo del Papa. E così, anche la Chiesa italiana aveva iniziato a prendere una posizione più chiara sulla questione, arrivando infine alle dichiarazioni del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei che, allineato al rigore del Papa sul tema, aveva puntato il dito contro i trafficanti di esseri umani, ribadendo: «Non possiamo correre il rischio di fornire il pretesto, anche se falso, di collaborare con i trafficanti di carne umana. Rivendico, con altrettanto vigore, la necessità di un’etica della responsabilità e del rispetto della legge».

Una svolta, anche questa, arrivata per chiudere ogni polemica e far da sponda all’azione pastorale di Bergoglio.

di 

Fonte Il Giornale

Roma, 14 settembre 2017

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