Criticare un magistrato non è reato. Assolto Giuliano Ferrara

Pubblicate le motivazioni della sentenza di assoluzione dell’Elefantino accusato di diffamazione aggravata dopo una querela del pm Nino Di Matteo: “È lecito dissentire dall’operato di un pm”

Criticare l’operato di un magistrato o i metodi utilizzati nel condurre un processo non costituisce reato, ma si configura come diritto di critica giudiziaria. Il giudice di Milano, Maria Teresa Guadagnino, ha motivato così l’assoluzione di Giuliano Ferrara, accusato di diffamazione aggravata dopo una querela del pm Nino Di Matteo per un articolo pubblicato nel 2014, nel quale Ferrara parlava dell’inchiesta sulla Trattativa Stato-mafia della Procura di Palermo.

 

Le motivazioni della sentenza, pronunciata lo scorso dicembre, sono state pubblicate oggi. Secondo Guadagnino, la libertà costituzionale di manifestazione del pensiero e “di formulazione di critica nei confronti di chi esercita funzioni pubbliche” comprende “il diritto di critica giudiziaria ossia l’espressione di dissenso, anche aspro e veemente, nei confronti dell’operato di magistrati i quali, in quanto tali, non godono di alcuna immunità, nonché degli atti da costoro compiuti”. Per il giudice è “assolutamente lecito che un giornalista esprima la propria opinione in merito a un processo così rilevante, anche sotto il profilo politico, criticando metodi utilizzati e/o risultati ottenuti dai magistrati. In tal senso, non appare censurabile il riferimento nell’ultima parte dell’articolo al ‘rito palermitano’ e alla ritenuta mancanza di serietà delle inchieste giudiziarie”.

 

Nell’articolo pubblicato sul Foglio del 22 gennaio 2014, “Riina, lo Stato come agente provocatore”, Ferrara definiva i colloqui tra Salvatore Riina e Alberto Lorusso “una spaventosa messa in scena” architettata da “qualche settore d’apparato dello Stato italiano” per “mostrificare il presidente della Repubblica, calunniare Berlusconi e monumentalizzare Di Matteo e il suo traballante processo”.

“Il giornalismo scomodo e polemico di Ferrara – scrive il magistrato nella sentenza – certamente non privo di espressioni allusive e iperboliche e di espedienti retorici, non persegue l’obiettivo di ledere l’onore e la reputazione della persona offesa ma solo quello di disapprovare alcuni fatti e comportamenti connessi al processo che ancora si sta svolgendo davanti alla Corte d’Assise di Palermo”.

Roma, 13 marzo 2018

 

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