Corea, Trump: “Azioni militari non sono la prima scelta”

Trump frena dopo le dichiarazioni di fuoco, ma non esclude nessuna possibilità. Pechino: “Colloqui e mezzi pacifici”.

“Colloqui e mezzi pacifici”. Queste sono le possibili soluzioni promosse dalla Cina per scongiurare la crisi nucleare della Corea del Nord. Il presidente cinese Xi Jinping nel corso di una telefonata con Donald Trump ha sottolineato che “il dialogo accompagnato a un insieme di misure esaustive è la strada migliore per una soluzione a lungo termine della crisi”.

Trump ha invece espresso al suo interlocutore la “profonda preoccupazione” di Washington per la situazione della penisola coreana e ha precisato “l’importanza che attribuisce al ruolo essenziale della Cina per la soluzione della questione”. Il presidente americano si è detto inoltre pronto a intensificare le comunicazioni con Pechino “nel tentativo di trovare una soluzione il prima possibile”. Trump ha poi dichiarato che le azioni militari “non sono la nostra prima scelta, ma vedremo quello che accade”.

Il test nucleare condotto dalla Corea del Nord ha preoccupato tutto il mondo. Gli esperti hanno stimato che l’ultima bomba testata da Pyongyang abbia liberato 10 volte l’energia della atomica sganciata su Hiroshima. Parole di condanna sono subito arrivate da tutti i leader. La Corea del Sud ha fatto sapere che risponderà ai test missilistici inasprendo le sanzioni ed elevando il grado di mobilitazione dell’esercito. Il presidente sudcoreano ha dichiarato che “gli attuali test nucleari della Corea del Nord sono molto più seri di tutti quelli precedenti. Seoul reagirà nel modo più determinato, comprese sanzioni più severe, aumento della pressione e una crescita della mobilitazione delle truppe”. Di diversa opinione il presidente russo Vladimir Putin secondo il quale è “impossibile risolvere il problema solo con le sanzioni: non dobbiamo mettere la Corea del Nord all’angolo, bisogna mantenere la lucidità”. Putin ha inoltre confermato che Mosca “non riconosce lo status di potenza nucleare alla Nord Corea”, riconoscimento che invece Kim Jong-Un cerca da tempo.

Poco dopo i test di Pyongyang, gli Stati Uniti si erano detti pronti a utilizzare il loro dispositivo nucleare se la Corea del Nord avesse continuato con le minacce. Ma, come riportato da Il Giornale, le opzioni militari di Trump sarebbero potenzialmente disastrose e metterebbero in ogni caso a rischio milioni di civili nella capitale sudcoreana di Seul. Nella telefonata di ieri con la premier britannica Theresa May, Trump ha “ribadito che ora non è il momento di dialogare con la Corea del Nord. Tutte le opzioni rimangono aperte per difendere gli Stati Uniti e i loro alleati dall’aggressione nordcoreana”.

Dopo i test missilistici, l’opzione più concreta sembra quella dell’embargo petrolifero nei confronti della Corea del Nord che potenzialmente metterebbe in ginocchio il regime di Kim Jong-Un. Secondo un rapporto del think-tank Nautilus Institute for Security and Sustainabilit, se la Cina, prima importatrice di greggio a Pyongyang con circa 10 mila barili al giono, decidesse di tagliare completamente l’export verso la Corea del Nord, il Paese andrebbe incontro alla paralisi: nelle case potrebbe diminuire l’illuminazione, che proviene dal cherosene, e tra gli effetti indesiderati ci sarebbe anche la deforestazione, per aumentare la produzione di carbone. Ma Pechino tende a escludere il ricorso all’embargo, sempre più favorevole a trovare una soluzione diplomatica.

Intanto continuano le esercitazioni militari nella baia di Bohai, che divide la Cina dalla Corea del Nord. Il minisetro della Difesa ha precisato che si tratta di manovre di routine anche se, secondo un analista militare di Pechino citato dal South China Morning PostLi Jie, hanno lo scopo di dimostrare che la Cina “è in grado di fermare ogni potenza che minacci la stabilità dell’area”.

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Fonte Il Giornale

Washington, 7 settembre 2017

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