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“Conosco decine di estorsioni. Ma nessuno mi vuole sentire”

Antonino Siragusa parla al processo Apocalisse. I pm non credono al suo racconto su Fragalà.

“Nessuno mi vuole sentire”, dice Antonino Siragusa.L’aspirante pentito chiede di essere interrogato dai pubblici ministeri, ma i pm non hanno alcuna intenzione di mettere a verbale i suoi racconti di mafia.

Lo hanno sentito una sola volta, a maggio. Tanto gli è bastato per definire “inattendibile” la sua ricostruzione sull’omicidio di Enzo Fragalà. Oggi in Corte d’appello, al processo nato dal blitz Apocalisse, Siragusa ha chiesto di rendere l’esame in qualità di imputato (in primo grado è stato condannato a 8 anni e 8 mesi). Si è detto pronto a raccontare decine di estorsioni, alcune già note agli inquirenti e altre, a suo dire, nuove. Ne accenna appena, ma ferma il racconto. Perché?, gli chiedono alcuni difensori. Ci sono forse indagini in corso?

Siragusa spiega che è disposto a parlarne solo “qua”, e cioè non in aula ma davanti ai pm in una località segreta. Come spetta a un vero collaboratore di giustizia. Lui, però, pentito non lo è e probabilmente non lo sarà mai.

Sotto processo ci sono 97 imputati che avrebbero fatto parte del nuovo esercito di Cosa nostra azzerato fra il luglio 2014 e il febbraio 2015 con il blitz Apocalisse che colpì i clan di Tommaso Natale-San Lorenzo e Resuttana. Boss e gregari chiamati a raccolta da Girolamo Biondino, fratello di Salvatore, l’autista di Totò Riina, scarcerato pochi mesi prima. In primo grado ci furono una trentina di assolti, ma i pubblici ministeri Vittorio Teresi, Francesco Del Bene, Amelia Luise, Annamaria Picozzi, Dario Scaletta e Roberto Tartaglia hanno deciso di appellare le assoluzioni.

Si tratta di un processo dove le dichiarazioni di Siragusa probabilmente possono aggiungere particolari irrilevanti per l’accusa. La partita sull’attendibilità del mafioso del Borgo Vecchio si gioca in un altro processo, quello per l’omicidio di Enzo Fragalà. Ed è in questo contesto che i pm sono convinti che Siragusa stia solo dicendo bugie, screditando un altro collaboratore. Quel Francesco Chiarello che ha fatto riaprire le indagini sul barbaro assassinio del penalista. Un giudizio tranciante da parte della Procura che blocca, al momento, ogni possibilità che i pm si facciano raccontare le decine di estorsione e gli altrettanti colpevoli che l’aspirante pentito sostiene di conoscere.

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Fonte Live Sicilia

Palermo, 26 luglio 2017

 

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