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Clan Cappello, rifiuti e appalti. Sequestro da 12 milioni

Sequestrato un patrimonio di 12 milioni di euro a Giuseppe Guglielmino, 43enne, imprenditore vicino al clan Cappello-Bonaccorsi di Catania. Sono finite sotto amministrazione giudiziaria diverse aziende operanti nel settore della gestione dei rifiuti. La polizia ha eseguito il provvedimento spiccato dal Tribunale Misure di Prevenzione, che in un procedimento separato determinerà anche la misura della sorveglianza speciale chiesta sempre dalla Questura nei confronti dell’imprenditore al momento detenuto al carcere di Siracusa. (GUARDA IL VIDEO).

Il risultato messo a segno oggi è il frutto del lavoro investigativo svolto in sinergia dalla Divisione Anticrimine della Polizia di Catania e dalla Squadra Mobile di Catania. Una delicata inchiesta che ha permesso di strappare ancora una volta un ingente compendio aziendale frutto dell’arricchimento illecito delle consorterie mafiose. Un aspetto questo evidenziato più volte dal Questore Giuseppe Gualtieri, durante la conferenza stampa.

Non è la prima operazione della Polizia dove emerge l’interesse del clan Cappello nel settore dei rifiuti. Con l’operazione Penelope erano state sequestrate una serie di aziende intestate proprio a Giuseppe Guglielmino, arrestato nella maxi retata che ha azzerato i nuovi vertici della cosca catanese. Antonio Salvago, dirigente della Squadra Mobile, ha disquisito sul profilo criminale dell’imprenditore colpito dal provvedimento.

“Io sono Cappello”. Inequivocabile una delle intercettazioni inserite nell’inchiesta Penelope per descrivere la personalità criminale di Guglielmino che può “vantare” conoscenze di peso all’interno della cosca. L’imprenditore inoltre convive con la figlia di Orazio Pardo, uno dei capi storici della famiglia mafiosa Cappello. Partecipa ai vertici mafiosi in compagnia di Massimiliano Salvo, considerato fino al suo arresto il capo militare del sodalizio mafioso. Inoltre Guglielmino può contare sull’amicizia di Maria Campagna legata sentimentalmente a Turi Cappello, patriarca del clan. Un “rapporto” che avrebbe sfruttato per potersi inserire in vari appalti in Calabria e Campania. Guglielmino (al momento detenuto) infatti è in grado di “dialogare” con boss delle ‘ndrine calabresi.

La polizia ha sequestrato sei imprese operanti nel settore dei rifiuti, oltre a beni immobili, auto, conti correnti e depositi. “Abbiamo stimato per difetto l’ammontare del patrimonio sequestrato in 12 milioni di euro”, spiega Ferdinando Buceti della Divisione Anticrimine.

Nel dettaglio sono finite nelle mani dello Stato la Geo Ambiente srl, l’impresa individuale Consulting Business di Giuseppe Guglielmino, la Clean Up srl, la Eco Logistica srl, la Eco Business srl e la Work Uniform srl. Sequestrati fabbricati a Catania, Bronte e Fiumefreddo di Sicilia, oltre a 11 auto tra cui Mercedes, Alfa Romeo e Audi S3 Turbo. (VIDEO)

Un’indagine particolarmente delicata perché Guglielmino avrebbe potuto contare su una fitta rete di prestanome. Le aziende sequestrate (alcune delle quali già colpite dal sequestro penale) hanno appalti dei rifiuti in diversi comuni del catanese e del siracusano.

 

di 

Fonte Live Sicilia

Catania, 14 settembre 2017

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