Caro Caselli, il blocco dei soccorsi lo ha realizzato un magistrato

Nell’intervista molto ampia e argomentata che ci ha rilasciato, e cheabbiamo pubblicato sul giornale di ieri, Gian Carlo Caselli, ex procuratore

di Torino e di Palermo che nella sua vita è stato per lunghi anni impegnato in primissima linea, e con buoni successi, nell’attività investigativa su terrorismo e mafia ha sostenuto diverse idee che in buona parte non condivido.

Qui però mi interessa discutere su due soli punti, che mi sono sembrati i più importanti nella sua esposizione. Il primo riguarda l’anomalia italiana in fatto di rapporti tra politica e magistratura. Il secondo riguarda l’intervento della magistratura in questioni che forse – a mio, ma non a suo giudizio – dovrebbero essere di competenza esclusiva della politica.

Sul primo punto Gian Carlo Caselli ha una tesi molto chiara che riassumo trascrivendo due brevi frasi pronunciate nell’intervista alla nostra Giulia Merlo. Prima frase: «Ed ecco lo scatenarsi, ormai da oltre 25 anni, di una crociata anti- giudiziaria senza eguali nelle democrazie occidentali». Seconda frase: «Nel nostro paese è antico e diffuso il malvezzo di ostacolare i magistrati scomodi perché adempiono il loro dovere senza riguardi per nessuno e con troppa indipendenza».

Ora io faccio questa considerazione. Chiedo: a parità di livelli di corruzione ( come ci dicono molti dati statistici raccolti dall’Eurispes e da vari altri istituti interna-zionali di statistica, l’Italia è nella media europea) esistono altri paesi, in Occidente, dove siano stati inquisiti in più occasioni il Presidente del Consiglio, più una trentina di ministri, più i governatori di quasi tutte le Regioni ( o forse tutte: vado a memoria e non ricordo governatori inquisiti solo in Toscana)? Per non contare i sindaci: a occhio in questo quarto di secolo ne sono stati inquisiti più di mille.

No, non esiste nessun altro paese. E oltretutto la grandissima maggioranza di questi esponenti della politica è stata prosciolta o assolta ( basta dire che il capofila degli inquisiti, e cioè Berlusconi, ha collezionato almeno 70 tra assoluzioni, proscioglimenti e prescrizioni, e solo una condanna, per evasione fiscale, peraltro assai discutibile e comminata in via definitiva da un magistrato che è oggi un abituale commentatore del Fatto di Travaglio). Non mi risulta che tra i magistrati che hanno condotto in questo venticinquennio l’azione contro la politica ci siano molte teste cadute, o che qualcuno di loro abbia pagato un prezzo ( tranne, forse, lo stesso Caselli, che fu sbarrato dalla politica quando concorreva per diventare Procuratore nazionale antimafia). Ci sono dei magistrati che hanno perso processi su processi contro i politici ( o i loro parenti….) e continuano ad operare, peraltro godendo di molta fama e sostenuti come eroi da diversi giornali.

Mi pare difficile dire che c’è stato un assalto della politica alla magistratura e non il contrario. Chiedo ancora: qualcuno, in questi anni, ha toccatol’indipendenza della magistratura, fissatadalla Costituzione? No. Qualcuno ha separato le carriere dei magistrati? No. E poi chiedo: Qualcuno ha toccato l’immunità parlamentare o quella dei ministri? Sì, è stata abolita l’autorizzazione a procedere, stabilitaanch’essa dalla Costituzione. Qualcuno ha varato qualche legge che rende incandidabile e ineleggibile un esponentepolitico condannato da

un tribunale in primo grado? Si, l’ha varata il governo Monti a furor di Parlamento.

Passo al secondo punto, che è quello più attuale. L’opportunità dell’intervento del Procuratore di Agrigento Patronaggio che ha indagato Salvini. Caselli difende Patronaggio, sostenendo che ha solo fatto il suo dovere, avendo riscontrato un reato, e cioè la limitazione della libertà dei 150 eritrei, e avendo riscontrato anche la violazione dell’articolo 13 della Costituzione che regola il diritto alla libertà personale.

Anch’io penso che Salvini abbia violato l’articolo 13 della Costituzione. Ma questa è una questione assolutamente politica, oppure è una questione che riguarda la legittimità delle sue decisioni di impedire lo sbarco. Assumere una iniziativa politica in contrasto con la Costituzione è una cosa molto grave, in termini politici, ma di per sé non costituisce il reato.

A Caselli io vorrei porre questa semplice domanda: non crede che l’intervento della magistratura nelle scelte politiche dei governi sia estremamente pericoloso per la tenuta della democrazia ( e anche per la tenuta e la credibilità della magistratura)? Per questa semplice ragione: che il singolo magistrato – il singolo: una persona sola – ha un potere spropositato. Vi ricordo che la situazione nella quale Salvini ha operato, bloccando la Diciotti, si è creata perché precedentemente era stato realizzato ( non da Salvini) il blocco dei soccorritori nel Mediterraneo. Questo blocco non era stato provocato o deciso dalla politica, ma proprio da un magistrato: da un singolo magistrato. Il procuratore di Catania, che ha aperto un’inchiesta – con forte sostegno di stampa – contro le Ong e le navi dei soccorritori. L’inchiesta non aveva alcuna base giuridica – e infatti si è conclusa con un flop – ma aveva una gigantesca potenza politica. Il Procuratore di Catania con quell’inchiesta – e quella campagna di stampa – ha scardinato e demolito l’intero sistema dei soccorsi in mare, ed in questa situazione favorevole è poi intervenuto Salvini. La scomparsa della navi di soccorso ha provocato un incredibile aumento dei morti nei naufragi. Siamo sicuri che questa scelta – assolutamente politica – di ripulire il mare dalle Ong spettasse a un magistrato, e siamo sicuri che non mettesse a rischio la Costituzione assai più delle trovate propagandistiche e un po’ ciniche di Salvini?

Mi piacerebbe se si riuscisse a discutere più approfonditamente di queste cose. Non si tratta solo di discutere sulla divisione dei poteri tra politica e magistratura. Ma anche di controllo dei poteri. Di questi poteri. Un parlamentare non possiede neanche un’oncia del potere che ha in mano un giovanissimo sostituto procuratore ( anche perché, come sappiamo tutti, il contrappeso dei Gip è, di solito, praticamente inesistente). E’ giusto lasciare che le cose restino così, e che i magistrati ( non la magistratura) abbiano un potere politico molto superiore a quello dei politici? In nome di che? Di un’idea dell’Etica, francamente, molto discutibile.

di Piero Sansonetti

Fonte Il Dubbio

Roma, 30 agosto 2018

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