Cara Destra, recuperiamo il nostro spirito “buonista”

Non c’è stato comunicato o tweet che non contenesse sguaiate minacce contro qualcuno, sia esso un povero migrante o un Capo di Stato improvvisamente passato – da esempio di “sovranismo” – a detestabile nemico.

Abbiamo assistito ad un crescendo rossiniano di contumelie, lanciate contro chiunque non accetti il “cambiamento” – ma, direi meglio, l’imbarbarimento – della nostra società, contro chi si oppone alle autolesioniste alleanze con l’Orban di turno perché conscio che, dall’altra parte della frontiera chiusa, ci finiremmo noi, intrappolati al di qua delle Alpi con i nostri emigranti e con le nostre ormai inutili merci.

Ci sono navi in mezzo al mare – in mezzo al Mare nostrum! – cariche di povere persone in cerca di un mondo dove sopravvivere, che provano a sottrarsi agli stupri, alle guerre, alla fame e l’unica cosa che sappiamo dirgli – disonorando la nostra Marina – è “chiamate la Guardia Costiera Libica”, fingendo di non sapere quali siano le regole d’ingaggio ed i profili “professionali” della sua ciurma. Adesso che l’Italia comincia a pagare – oltre al prezzo delle sconsiderate alleanze messe in campo dai governi precedenti – l’isolamento in cui l’ha condotta una politica senza senso e dalle clamorose contraddizioni, ecco che

DOVREMMO RIAFFERMARE L’IDEA DI UN CENTRODESTRA POLITICAMENTE CORRETTO RECUPERANDO IL PENSIERO DI UN INDIMENTICATO INTELLETTUALE COME GIANO ACCAME

il Ministro dell’Interno cerca nuovi “nemici”, più alla portata; se non si può vincere la battaglia navale contro i migranti in mare, beh, che almeno si vinca la guerra sul bagnasciuga.

Da sempre frequento una spiaggia vicino Roma ( di cui non faccio il nome per non collaborare col Viminale..) affollata di bagnanti e, ovviamente, di venditori ambulanti extracomunitari. Sono sempre gli stessi da almeno trent’anni; c’è F., la cinese che offre massaggi, e c’è S. il senegalese che vende imitazioni di orologi famosi fabbricati in una provincia della Lombardia. C’è M. il tunisino che veste tutta la spiaggia con sandali e camice che portano il suo “marchio” e che, nella borsa, ha addirittura il pos per le clienti che non hanno contante.

Assieme a loro tantissimi altri che, carichi dimerce fino all’inverosimile, fanno avanti e indietrosulla sabbia cocente e sotto il sole fermandosi,anche solo per due chiacchiere o per prendere un po’ d’ombra, sotto i nostri ombrelloni. Alcuni sifermano solo per fare compagnia alla mia mamma, che durante la settimana,

a loro dispiace vederla da sola.

Sono benvoluti da tutti e perfettamente integrati, ed è così in tutta Italia. L’anno scorso, sulla spiaggia di Catania, una Vucumprà cinese mi raccontò che, di lì a poco, sarebbe tornata a trovare la famiglia in Cina ma che suo figlio, nato in Sicilia, aveva deciso di non seguirla perché impegnato nel locale campionato di calcio.

Era dispiaciuta ma sapeva che il destino di quel ragazzo era ormai un’altro ed era in fondo orgogliosa di averglielo costruito con tantissimi sacrifici non ancora terminati.

Mi permetto quindi di dare un consiglio all’amico Salvini: la smetta di imitare Felonius Gru, il “cattivo” di “Despicable Me”.

Intanto perché non può pensare che la Marina Militare o la Guardia Costiera – tantomeno la Polizia di Stato! – possano comportarsi come i Minions, gli “scagnozzi”, del film, sempre pronti a supportare le angherie del Capo; poi perché se ha visto – da “padre”, come ama spesso dire – il film, sa che il “raggio restringente” ha effetti limitati nel tempo e, dunque, non può essere utilizzato per rimpicciolire il Continente africano a misura dei suoi agognati quanto improbabili hot- spot.

Ma quello che più mi preme, in conclusione, è riaffermare, come dicevo all’inizio, l’idea di un centrodestra politicamente corretto recuperando, magari, quello che un indimenticato intellettuale Giano Accame – chiamava “il buonismo congenito della destra italiana”.

Ebbene, Giano Accame, il 31 dicembre del 1988, scrisse un fondo memorabile su Il Secolo d’Italia,quotidiano che dirigeva, in cui affermò: «La destra rifiuta di strumentalizzare qualunque sentimento razzista o “cattivista”, perché riconosce che la bontà, la pietas, il dono latino dell’umanità, la capacità della compassione, sono tipiche qualità italiane degne sopra ogni altra d’esser preservate. Il nostro più autentico nazionalismo non si vantò mai di essere spietato. E persino nelle nostre tardive avventure coloniali coltivammo verso il Terzo Mondo degli atteggiamenti di apertura, simpatia, collaborazione, in aperta polemica con il colonialismo sfruttatore praticato dalle plutocrazie di Gran Bretagna, Francia e Belgio. La nostra educazione sentimentale si è alimentata anche con il popolarissimo motivo di Faccetta nera, con Mussolini che brandiva la spada dell’Islam, e non la tradiremo oggi per eccitare ondate di disprezzo e odio contro i vucumprà».

Riferimenti magari “politicamente scorretti” ma che tolgono alibi e dignità politica a chi cerca di sradicare dalla sua storia il nostro Paese.

di Renata Polverini

Roma, 26 giugno 2018

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