CANTONE: «L’AGENTE PROVOCATORE? ANTIDEMOCRATICO»

PARLA IL MAGISTRATO A CAPO DELL’ANTICORRUZIONE. IL PRESIDENTE DELL’ANTICORRUZIONE CONTRO IL CONTRATTO LEGA5STELLE: «LA CORRUZIONE VERREBBE STIMOLATA E SI CREEREBBE UN REATO ARTIFICIALE».

«L’ agente provocatore? È pericoloso e antidemocratico».

Raffaele Cantone condanna senza appello la riforma della giustizia di Lega e 5Stelle.

«Pericolosa e antidemocratica». Parola del presidente dell’anticorruzione Raffaele Cantone il quale condanna senza appello la riforma della giustizia immaginata ( per ora solo immaginata) da leghisti e 5Stelle.

Cantone fa soprattutto riferimento all’idea dell’agente provocatore, mutuata da Piercamillo Davigo e fatta propria dall’interminabile “conclave” grillo- leghista. Del resto se, come continua a ripetere Davigo, «non esistono innocenti ma solo colpevoli non ancora scoperti», c’è un unico modo per pizzicare i “colpevoli potenziali”: provocare il reato con agenti di polizia sotto copertura. Ma Cantone non si arrende e parla di iniziativa «pericolosissima per la nostra democrazia». E poi: «Se la figura dell’agente provocatore venisse inserita dal nuovo governo la Corte Europea la boccerebbe subito». Cantone invece salva, ma non troppo, l’agente sotto copertura: «Qui, a differenza dell’agente provocatore, non si tratterebbe di creare la corruzione». Ma poi avvisa: «In ogni caso anche questa figura andrebbe studiata bene e usata con parsimonia, soprattutto sotto lo stretto controllo dell magistratura».

Citando esplicitamente il contratto di governo,Cantone spiega che «nel contratto M5S- Lega sono previste entrambe le figure a dimostrazione che hanno almeno chiara la differenza, cosa non scontata. L’agente sotto copertura si infiltra e vede mentre il provocatore provoca». Per Cantone «è un arretramento culturale,

in quel caso la corruzione verrebbe stimolata e si creerebbe un reato artificiale. Se un agente provocatore va da una persona e le dice “ti voglio dare cento euro” e l’altro dice “ok”, allora è corruzione? Noi non individuiamo un reato ma facciamo un test etico sulla capacità di resistere di un soggetto». Del resto Cantone ha ragione visto che, come è già stato ricordato in questo giornale, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sancito «che la figura dell’agente provocatore manifesta palesi violazioni della Convenzione in quanto, senza il suo intervento di istigazione, il reato non sarebbe stato commesso».

Fonte Il Dubbio

Roma, 19 maggio 2018

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