Bonafede: «Così il Sappe non rende un buon servizio»

IL SEGRETARIO CAMPANO AVEVA DENUNCIATO DUE AGGRESSIONI NEI CONFRONTI DEGLI AGENTI A POGGIOREALE. IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA CON UNA NOTA, HA RIBADITO QUANTO GIÀ DICHIARATO DAL DIRETTORE DELL’ISTITUTO: «I POLIZIOTTI CHE SONO INTERVENUTI HANNO PROSEGUITO NORMALMENTE IL LORO SERVIZIO».

«Dal Sappe false ricostruzioni e gratuito allarmismo», così il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede smentisce, picchiando duro, i comunicati allarmanti del sindacato autonomo della polizia penitenziaria su due episodi di aggressione nei confronti di quattro agenti penitenziari avvenute il 28 agosto scorso nella Casa Circondariale di Poggioreale. Tutto è partito dalla denuncia da parte di Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del Sappe. «Quattro assistenti della Polizia Penitenziaria – ha denunciato Fattorello – sono stati costretti a ricorrere alle cure dei Sanitari in strutture ospedaliere esterne per le lesioni riportate, tre presso il Cotugno per terapie preventive per possibili contagi e il quarto presso il Loreto Mare».

Il ministro della Giustizia replica, con una nota, che non è vero, perché, come ha spiegato il direttore dell’Istituto, «i poliziotti che sono intervenuti hanno proseguito normalmente il loro servizio». Secondo il segretario del Sappe, la prima aggressione «è avvenuta verso le ore 15.30 ( 28 agosto, ndr) presso il Reparto Napoli, in cui vi sono 308 detenuti. Uno di questi, di origini africane, per futili motivi ha aggredito tre appartenenti al Corpo con inaudita violenza, con pugni, calci e morsi tanto da far ricoverare i tre malcapitati due dei quali al Cotugno per la prevenzione di patologie infettive da contagi biologici quali Hiv ed epatiti». Un altro episodio violento è accaduto dopo poche ore: «Un detenuto italiano – denuncia sempre Fattorello-, E. L. quarantacinquenne giudicabile per rapina e spaccio, dopo la doccia si rifiutava di rientrare in cella, e armato di una lametta, ha colpito con tre fendenti il collega in servizio che ha riportato tre profondi tagli al braccio destro. Anche lui è stato trasportato al Cotugno per le cure del caso e ove riceveva una prognosi di 20 gg. S. c.».

Ma il guardasigilli chiarisce nella nota che non c’è stato nessun episodio di «inaudita violenza», nessuna «giornata nera vissuta a Poggioreale». Fa sapere che quanto accaduto rappresenta «interventi di routine», come ha scritto il direttore dell’istituto in una lettera con la quale ha stigmatizzato le dichiarazioni del Sappe. Il primo episodio ha riguardato un «detenuto particolarmente agitato da problematiche psichiatriche», mentre il secondo intervento è stato attuato «per evitare comportamenti scorretti». Non solo: «in nessuno dei due casi vi è stata aggressione premeditata». Bonafede ci tiene a sottolineare

che se nelle carceri possano accadere episodi drammatici e viversi momenti di alta tensione, è assolutamente plausibile, nonostante gli sforzi, la professionalità e lo spirito di abnegazione e sacrificio di chi vi opera, a partire dagli uomini della Polizia penitenziaria. «Ma speculare sui fatti – aggiunge il ministro della Giustizia -, ingigantendone la portata in modo approssimativo e senza cognizione di causa, è ben più grave». Il guardasigilli bacchetta duramente il Sappe: «Soprattutto – sottolinea il ministro – un siffatto operato da parte di un sindacato, non rende un buon servizio né all’immagine né all’operato delle donne e degli uomini appartenenti al Corpo che negli istituti lavorano quotidianamente e con grande spirito di servizio». Il Sappe però non ci sta e in una replica sostiene che il comunicato stampa ministeriale «tenta di attenuare l’alta tensione nella Casa Circondariale di Poggioreale». Spiega sempre Fattorello, che «Il direttore del carcere di Poggioreale può anche tentate di sminuire la grave tensione subìta ancora una volta dai poliziotti penitenziari», ma «la realtà dei fatti è evidente a tutti e non si deve omettere di fare conoscere all’opinione pubblica quel che accade nelle carceri». Accusa il direttore del carcere di non conoscere davvero quel che succede in carcere. «Non si rende un buon servizio alla collettività quando si sminuisce quel che avviene nel carcere più affollato d’Italia, pensando che si possa nascondere tutto come polvere sotto allo zerbino. I certificati medici rilasciati dagli Ospedali parlano chiaro, per fortuna», conclude il Sappe.

di DAMIANO ALIPRANDI

Fonte Il Dubbio

Roma, 31 agosto 2018

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