ASSEMBLEA DEL PARTITO RADICALE PER LA RACCOLTA DELLE FIRME SULLE 8 PROPOSTE DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE

Modifica di otto leggi ritenute inadeguate e proposta di organizzare – come ha annunciato Sergio D’Elia – una grande marcia, simile a quella del sale di Ghandi, dei diffidati e degli interdetti dall’antimafia. Questo è stato relazionato durante l’assemblea del Partito Radicale, organizzata sabato scorso a Castellammare del Golfo, in Sicilia. Il tema principale, dove non a caso è intervenuto lo studente e imprenditore Pietro Cavallotti, una delle vittime delle misure antimafia, sono le misure di prevenzione antimafia, le quali viaggiano su un binario diverso rispetto i procedimenti penali sulla presunta associazione mafiosa. Con molta facilità si sottrae la proprietà sulla base di ipotesi e semplici sospetti, molto più difficilmente si restituisce se e quando le accuse risultano infondate: accogliere un’istanza di revoca della confisca significa ammettere che il sistema delle misure di prevenzione antimafia è sbagliato con le gravi conseguenze che potrebbe-ro scaturire per i tribunali e per gli stessi magistrati. Lo sa bene anche il Pm che il 22 marzo scorso, in udienza per la revoca di confisca dei beni della famiglia Cavallotti, ha fatto la propria parte mantenendo lo status quo e perciò soprassedendo sul dovere di difendere in primo luogo gli innocenti.

La questione del nuovo codice antimafia adottato dallo scorso governo è il perno principale degli interventi che si sono susseguiti durante l’assemblea. Estende i sequestri e le confische in assenza di giudicato ai sospettati di tutti i reati contro la pubblica amministrazione, compreso il peculato. Non servono quindi condanne o prove certe, ma basta un informativa dove, per esempio,qualcuno possa dire che uno a parlato o si è preso il caffè con presunto mafioso e scatta la reprimenda. Diversi sono gli interventi a tal proposito. Come quello dell’avvocato BaldassarreLauria: «La mafia si combatte con il giusto diritto – ha detto l’avvocato Lauria -. Il legislatore,condizionato da suggerimenti di magistrati in servizio a Palermo, ha inserito delle norme nella legge antimafia che lasciano

spazio a condizioni di lettura troppo ampia per l’applicazione della norma. I magistrati devono tenere conto del danno che si può arrecare al cittadino in mancanza di norme chiare e frutto di un ragionamento non impulsivo». L’avvocato Lauria ha spiegato che l’articolo 4 del codice antimafia non risponde più al principio ispiratore di Pio La Torre e «consente ai magistrati in ragione di indizi di poter applicare misure restrittive». L’avvocato Giacomo Frazzitta è stato categorico: «Il diritto non può basarsi sui semplici sospetti. La lotta alla mafia ha bisogno di un diritto chiaro e non suscettibile di interpretazioni indiziarie».

Il Partito Radicale ha organizzato questa assemblea per pianificare, appunto, una campagna di raccolta firme su proposte di legge di iniziativa popolare. Allo stato dei lavori, le proposte di legge sulle quali stanno lavorando i radicali vertono come da tradizione sui temi della giustizia e dello Stato di diritto. Tra le 8 proposte, vi è appunto la la revisione del sistema delle misure di prevenzione antimafia, revisione del sistema delle interdittive antimafia, la revisione delle procedure di scioglimento dei comuni per mafia, l’abolizione dell’ergastolo ostativo, il superamento del 41 bis e l’abolizione degli incarichi extragiudiziari per i magistrati. Numerose quindi le relazioni e interventi, come quella del professor Angelo Mangione, della Lumsa, di Sergio D’Elia, Rita Bernardini e di molto avvocati. Emblematico l’intervento di Giuseppe Gulotta, accusato della strage di Alcamo Marina e scagionato dopo un calvario durato oltre 25 anni e risarcito dallo Stato. E intervenuta anche l’avvocata Laura Ancona del “Progetto innocenti”. «Quando la legge non ci tutela, ma ci distrugge, – ha spiegato Ancona – è difficile che qualsiasi vittoria giudiziaria possa ricucire la dignità distrutta». Uno degli aspetti che lei ha affrontato è l’abolizione dell’ergastolo ostativo, perché tale istituto «nega il diritto alla speranza» .

D. A.

Fonte Il Dubbio

Roma, 19 giugno 2018

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